L’inchiesta di Beatrice Borromeo sui comportamenti sessuali delle adolescenti nelle scuole ha suscitato sul web molte polemiche e critiche. A questo proposito sono molto interessanti le osservazioni di Loredana Lipperini, nell’articolo Le ragazze, i ragazzi  e gli architetti dell’informazione. Ieri il fattoquotidiano.it  ha pubblicato un post di Marco Travaglio che ha difeso la Borromeo, purtroppo ingiuriata sul web, dopo la pubblicazione dell’inchiesta.

A proposito di comportamenti sessuali di adolescenti, ricordo che quando avevo dodici anni e frequentavo le scuole medie: nell’ora di ricreazione, mentre passeggiavo con le mie compagne nei corridoi, i miei compagni di scuola ci arrivavano alle spalle e alzandoci le gonne, ci infilavano la mano chiusa a pugno tra le gambe. La cosa avveniva puntualmente  tra l’indifferenza delle insegnanti anche se noi alunne protestavamo. I miei compagni raccontavano in aula di masturbazioni collettive e di gare di ‘sborrate’. Sulle pareti delle aule, sulle vetrate impolverate venivano disegnati falli e scritte oscene. Lo stesso frasario ci era rivolto con allusioni e proposte sessuali. Noi ignoravamo, ogni tanto rispondevamo a male parole e  non li seguivamo nei bagni. Il comportamento aggressivo di quei tredicenni  ci metteva a disagio, ma era tollerato dagli adulti e nessuno avrebbe pensato, a quel tempo, di condurre un’ inchiesta sui comportamenti molesti di tredicenni cresciuti nel mito di una malintesa virilità; le raccomandazioni erano sempre rivolte a noi sui comportamenti che dovevamo tenere e su un abbigliamento “adeguato”. Ricordo ancora gli ammonimenti di mia madre: “Non dare confidenza!”.

Quei miei ex compagni di scuola non erano “indemoniati” ed erano come tanti altri adolescenti di allora e di oggi. E’ ancora attuale l’esibizione del desiderio sessuale dei ragazzi e lo stereotipo dello scollamento tra affettività, relazione e sessualità è ancora creduto una componente fondante della sessualità maschile.

Sono trascorsi parecchi anni da quando frequentavo le medie e la società italiana è cambiata insieme ai comportamenti sessuali degli adolescenti. E’ lecito indagare i mutamenti sociali, ma è altrettanto importante dotarsi di strumenti di approfondimento e riflessione per capire la società contemporanea quando al centro ci sono minorenni.
A Beatrice Borromeo si contesta  di aver costruito un articolo stigmatizzando, anche attraverso le parole di coetanei confusi, comportamenti sessuali di ragazze che hanno solo quattordici anni, senza un’analisi di cosa stia accadendo. La riflessione non può prescindere dalla responsabilità del mondo degli adulti e dei modelli che in questi vent’anni sono stati veicolati. Quanto hanno influito i media che hanno imposto il messaggio che la sessualità femminile sia solo performance, disponibilità incondizionata (monetizzabile), servizio al piacere maschile, a prescindere dal desiderio delle donne, dall’affettività e dalla relazione? E la denuncia della sessualizzazione precoce di bambine e teen agers era stata già fatta alla fine degli anni ’90. Gli adulti se ne sono occupati? No.

Dobbiamo porci domande e aiutare gli adolescenti a capire o limitarci a una stigmatizzazione sessuofobica di quattordicenni, con contenuti affini a quelli scandalistici della televisione? Vorrei chiedere a Marco Travaglio che cosa c’è di innovativo in quell’inchiesta?  E vorrei ricordargli il prezzo pagato da alcune adolescenti, stigmatizzate per comportamenti sessuali e messe alla gogna sul web. Proprio l’anno scorso una di loro si è suicidata.

Peter Gomez ha aperto due anni fa la rubrica Donne di Fatto, dando spazio anche alle riflessioni di attiviste dei movimenti delle donne, ma se lo ha fatto senza assumersi la responsabilità di rovesciare e abbattere i paradigmi sessisti, la sua scelta sarà solo la concessione di “quote rosa” nel suo giornale. E la cosa lascia amarezza.

Infine, è comprensibile che Marco Travaglio si indigni e minacci querele per gli insulti sessisti ricevuti dalla Borromeo, alla quale va espressa solidarietà. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano ha detto che ricaccerà la “merda in gola” a quelli che hanno insultato. Conosciamo quella “merda”. E’ un linguaggio ben tollerato nel nostro Paese ed è lo stesso linguaggio che è stato utilizzato contro la Boldrini, o la Kienge, o le deputate del Movimento 5 Stelle; è sempre lo stesso linguaggio che viene scagliato verso altre giornaliste o blogger ed è lo stesso linguaggio che viene rivolto anche alle quattordicenni che fanno sesso nei bagni della scuola. Le donne adulte, da quella “merda”, si difendono da sole, le adolescenti  invece vanno protette.

Sarebbe importante fare un’inchiesta sulla sessualità degli adolescenti per capire che cosa sentono piuttosto ciò che pensano. La comprensione delle loro emozioni e dei loro sentimenti sono il filo d’Arianna per aiutare anche gli adulti a chiarirsi le idee.