Mentre le operazioni di recupero non hanno portato ancora nessun risultato, la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370 assume contorni sempre più oscuri con il passare delle ore. Con quattro passeggeri imbarcatisi sotto falso nome, due presunte scie parallele di greggio in mare e una “possibilità reale” di inversione della rotta poco prima di perdere i contatti con la torre di controllo, le autorità locali considerano ormai apertamente la pista terroristica.

Siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma ci sono alcuni indizi che lasciano supporre che dietro alla scomparsa del Boeing 777, in effetti, ci possa essere il volto dei separatisti islamici. La prima casella da riempire riguarda i due passeggeri in transito per Pechino. Entrambi i biglietti, acquistati il 6 marzo con i passaporti rubati a un cittadino italiano e a un austriaco, avevano numeri consecutivi, il che lascia pensare che tra i due ci potesse essere un legame. Un’ulterore coincidenza è che i documenti erano stati rubari a Pukhet, in Thailandia.

Poi c’è il dirottamento dell’aereo, un modus operandi caro alle cellule qaediste (ma non solo), anche se i fatti del Westgate (in Kenya) avevano lasciato pensare a un nuovo approccio delle frange fondamentaliste ai centri di potere occidentali: operazioni a basso costo, obiettivi soft (come alberghi, centri commerciali, villaggi turistici o navi da crociera) e in stile low-tech (sferrati con semplici armi automatiche e granate).

Il punto è che con ogni probabilità Al Qaeda non c’entra. Ma nel mirino delle autorità internazionali potrebbero finire i terroristi uiguri, la minoranza turcofona musulmana originaria dello Xinjiang. Gli stessi imputati per l’esplosione avvenuta il 28 ottobre a Tian’anmen e per essere gli autori della tragedia consumatasi il 2 marzo scorso a Kunming, quando un gruppo di uomini vestiti di nero e armati di coltello ha assaltato la stazione uccidendo 29 persone e ferendone più di 100.

Anche se in passato la minoranza etnica ha respinto le accuse, e anche se oggi la sua vicinanza geografica con Afghanistan e Pakistan costituisce un pretesto d’assalto ed oppressione per il governo di Pechino, è tuttavia possibile che il movimento sia stato coinvolto nel dirottamento del velivolo, per due ordini di motivi.

Il primo ci riporta all‘annuncio di Abu Yahya al-Libi – tra i più alti leader libici qaedisti e dichiarato morto nel 2012 – che nel 2009 invitò gli uiguri a prepararsi ad una guerra santa contro l’oppressione cinese in un video postato online. La minaccia ricalcava le sorti dell’Unione sovietica in Afghanistan all’indomani dell’insurrezione talebana. C’è da considerare, però, che gli uiguri non hanno mai dato modo di vantare una preparazione logistica e strategica tale da poter dirottare un volo di linea. E poi, al momento, non è pervenuta alcuna rivendicazione.

Il secondo motivo lascia pensare a una “follia” dei separatisti di Pattani, un gruppo che, insieme ad altri, è attualmente in lotta per l’indipendenza della Thailandia del sud, la cui popolazione è prevalentemente di etnia malay e di religione musulmana. E’ possibile, seppur poco verosimile, che abbiano inscenato un’azione emulativa per dimostrare il loro sostegno ai compagni cinesi. Ma anche in questo caso l’azione sarebbe da annoverare nei più grandi “successi” mai ottenuti dal movimento.

L’ultima supposizione porta all’incidente di percorso. Considerando che si trattasse di due attentatori, potevano non essere kamikaze ma dei corrieri. Non sarebbe la prima volta che un terrorista faccia il giro del mondo per arrivare a tutt’altra destinazione. L’ausilio di passaporti falsi è un espediente noto anche ai più comuni criminali, basta ricordare il caso della falsa identità italiana di Ramzi Youssef, il responsabile del primo attacco alle Torri Gemelle a New York. Tant’è che i due sospetti erano privi di un visto per la Cina e, dopo la tappa a Pechino, avrebbero dovuto aspettare dieci ore in aeroporto per prendere un volo diretto ad Amsterdam. A quel punto, uno aveva una coincidenza per Francoforte e l’altro per Copenaghen. Destinazione Europa.

 

 

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