Ho visto recentemente il film di Yves Simoneau dedicato al processo di Norimberga, dal titolo appunto Nuremberg. A un certo punto il procuratore britannico rievoca un episodio dello sterminio degli ebrei in Ucraina, compiuto dai nazisti con l’appoggio dei collaborazionisti ucraini: intere famiglie, donne, vecchi, bambini fatti spogliare e poi uccisi a sangue freddo, ammucchiandoli gli uni sugli altri. In tutto, in quell’occasione, un migliaio di persone circa. Uno dei tanti crimini di cui si resero responsabili i nazisti e per i quali alla fine del processo Goering e i suoi compari vennero giustamente puniti.

Uno dei capi dei collaborazionisti ucraini, tale Stepan Bandera, organizzò un battaglione ucraino, il battaglione Nachtigall, che fu inquadrato a pieno titolo nella Wehrmacht e nelle SS. Fa un certo effetto sapere che del governo salito al potere oggi a Kiev con il rovesciamento di piazza di quello precedente fanno parte elementi legati a partiti e forze politiche come Pravij Sektor e Svoboda, che non nascondono la loro diretta continuità storica con Bandera e la sua banda di criminali. Una presenza quindi che non va affatto banalizzata, come tenta di fare il filosofo Bernard Henri Levy.

La destra, nelle sue peggiori forme, viene del resto come al solito alimentata dalla crisi economica e dalla mancanza di alternative. Uno dei paradossi della situazione che ha dato origine al rovesciamento del governo di Yanukovich è costituito dal fatto che la rivolta di piazza Maidan, motivata dallo sdegno legittimo di molti Ucraini di fronte al peggioramento delle condizioni di vita e alla corruzione, ma gestita dai menzionati gruppi di destra, è stato proprio la mancata firma dei patti con l’Europa. La stessa Europa che costituisce la principale protagonista del drammatico peggioramento delle condizioni di vita in molti Stati del nostro continente, tra cui anche il nostro.

Nutrendosi in parte dell’esasperazione popolare dovuta alla crisi, in parte del tradizionale nazionalismo antirusso vivo nella parte occidentale del Paese, le forze della destra hanno quindi rovesciato un governo pessimo, autoritario e corrotto, come ho già avuto occasione di scrivere a chiare lettere. Ma non è che quello illegittimamente posto in essere dalla rivolta prometta di essere meglio da nessuno dei punti di vista ora menzionati. Esso inoltre sta mettendo in crisi drammatica la posizione di equilibrio, sia interno che internazionale, che il governo precedente per quanto pessimo garantiva.

Prova ne sia l’entrata in scena della Russia, già presente peraltro militarmente in Crimea in forza di accordi internazionali. E il ribollire della popolazione russofona che giustamente non vuole sottostare al nuovo governo “fascista” ucraino. Quest’ultimo chiama in soccorso l’Occidente. Si sta riproducendo quindi una situazione in qualche modo analoga a quella dei rapporti tra Russia e Georgia con la breve guerra per l’Abkhazia vinta dai Russi nell’estate del 2008, come nota acutamente Tommaso Di Francesco nel Manifesto di domenica.

Stavolta però la posta in gioco è ben più alta. E il rischio di incontrollabili deflagrazioni pure. Viene da chiedersi come sia possibile che governanti e burocrati europei, che senza dubbio hanno giocato un ruolo di amplificazione della crisi ucraina, siano a tal punto degli inetti e irresponsabili apprendisti stregoni. Ma l’insipienza da essi rivelata con la catastrofica gestione della crisi, che ha determinato ovunque, ma soprattutto nell’Europa mediterranea e in quella orientale, un aumento della disoccupazione e della miseria, pregiudica evidentemente anche la loro scarsa capacità di intendere e dominare le relazioni esterne dell’Unione.

Un motivo in più per far sì che le elezioni europee determinino, con il successo, a livello continentale, della Lista Tsipras, un netto cambiamento di mentalità e di capacità. Nel frattempo l’Ucraina va obbligata a ritrovare i propri equilibri interni, vanno salvaguardati i diritti di ogni parte della sua composita popolazione, va ripristinato lo Stato di diritto con elezioni veramente libere e va sconfitta ogni micidiale tentazione di approfittare della situazione per estendere ancora più verso Est la Nato, alleanza inutile e guerrafondaia che va invece sciolta al più presto. Per allontanare lo spettro di una nuova Guerra fredda, che non fa comodo a nessuno, occorre cominciare dichiarando la neutralità internazionale dell’Ucraina, la cui integrità territoriale va rispettata da tutti, ma che deve dotarsi di un governo democraticamente eletto che sia rappresentativo dell’insieme della sua composita popolazione. L’Ucraina non deve essere una nuova Jugoslavia. Del resto, la ghettizzazione su base etnica, religiosa e linguistica sta fallendo anche lì, come dimostrano i moti popolari unitari dello scorso mese in Bosnia.