Tutti lo volevano con loro, tutti cercavano il piccolo Lucio. I suoi amici di Manfredonia puntualmente, all’inizio di ogni estate, attendevano che assieme a sua madre Iole quel bambino vispo scendesse dal treno che dall’Emilia lo portava per le ferie estive nel paese del Gargano. Anche suo padre lo voleva sempre con sé in quei pochi anni in cui poterono stare assieme. Giuseppe Dalla, bello come John Wayne, desiderato da tutte le donne di Bologna che lo vedevano passare lì vicino alla sua casa in piazza Cavour, portava con sé il figlioletto al tiro a volo, di cui era appassionato. Ma quando suo figlio aveva appena sette anni, si ammalò di un terribile cancro alla schiena che dopo un anno di agonia lo uccise. E il piccolo Lucio portò sempre con sé questo dolore.

Il libro di Angelo Riccardi Ti racconto Lucio Dalla, edito da Claudio Grenzi Editore, è la prima indagine approfondita sulla giovinezza dell’artista bolognese. L’autore del volume è anche sindaco in carica di Manfredonia e ha conosciuto bene il cantautore che anche poche settimane prima della sua morte a Montreux, il 1 marzo 2014, era sceso nel Gargano per uno spettacolo. Riccardi è andato a scavare in quel passato di cui spesso Lucio parlava, ma che rimaneva avvolto nel mistero e nelle storie spesso un po’ romanzate che il cantante riportava. Lucio da quando aveva 6 anni fino a quando ne compì 15, arrivava in Puglia sempre accompagnato dalla madre, la modista Iole Melotti, che ogni estate si portava dietro il suo stuolo di sarte e il carico di abiti per le signore benestanti. Nient’altro che l’invenduto di Bologna. Un’abitudine, quella dei soggiorni in Puglia, nata a seguito del trasferimento di una parte della sua famiglia a Manfredonia per motivi di lavoro nel 1933. Moltissimi sono gli aneddoti sull’infanzia di questo bambino generoso ed eccentrico, piccolo di statura (un vero cruccio per la mamma, la statura del figlio) ma dotato di talento, che ricostruiscono la sua rete affettiva e non solo. Ci sono i racconti degli spettacolini musicali che Lucio bambino metteva in piedi prima delle sfilate delle modelle di sua madre nelle case dei ricchi. Ci sono gli incontri con Aldo Fabrizi che gli predice un futuro radioso, e a San Giovanni Rotondo con Padre Pio, che quando quel ragazzino vispo lo faceva infuriare, gli tirava dietro i suoi sandali

Ma non è solo una storia meridionale del bolognese Lucio Dalla quella contenuta nel volume di Riccardi, presentato lunedì 3 marzo anche a Bologna dall’autore, insieme al giornalista Marco Marozzi, la cantante Iskra Menarini e il consigliere comunale Benedetto Zacchiroli. È anche un’indagine (l’autore è giornalista pubblicista) su molti aspetti dell’infanzia e della giovinezza dell’artista nella sua Bologna. Aspetti inediti che gli stessi concittadini di Lucio spesso non ricordavano vengono ricostruiti con sapienza. Il libro, ben curato, si legge tutto d’un fiato anche perché la metà delle 260 pagine è una sequenza di fotografie in gran parte inedite ritrovate dall’autore negli archivi degli amici di famiglia di Dalla. Sono foto che in alcuni casi lo stesso artista non ha mai visto nella sua vita. Come quelle dei suoi spettacoli da bambino, quando già si esibiva a Bologna come un piccolo Maurice Chevalier, con tanto di paglietta e bastone. Immagini che la mamma Iole inviava a una sua amica bolognese. E poi c’è quella foto inedita di un Lucio Dalla piccolissimo tra le braccia possenti del padre Giuseppe che di lì a poco lo lascerà orfano.

Le ultime pagine del volume sono dedicate proprio all’indagine che l’autore ha condotto su tutti i presunti padri di Lucio Dalla. Leggende metropolitane che il libro sfata, come quella secondo cui Lucio sarebbe figlio di una ragazza pugliese poverissima e di un macellaio sposato con cinque figli, adottato in tenerissima età dalla bolognese Iole Melotti, che in quel marzo 1943 aveva già 40 anni. O quella secondo cui il cantautore altri non sarebbe che il figlio di Iole e di un podestà e notabile pugliese. Storie prive di fondamento, se si considera che difficilmente un uomo come Giuseppe Dalla avrebbe accettato di crescere un bimbo non suo. Lucio insomma viene fuori come il “Gesù bambino” della sua canzone: tutte le città della Puglia vorrebbero rivendicarne la paternità.