Da quando è stato piazzato alla presidenza della NHK, la potente RAI giapponese, Katsuto Momii ha fatto onore al suo nome e al suo mentore. Fedelissimo del premier Shinzo Abe, del quale evidenemente condivide le più controverse posizioni “revanchiste” per la rinascita dello “spirito” giapponese, si è subito dato da fare. E dopo aver chiesto,  durante la prima riunione del consiglio di ammnistrazione, le dimissioni in bianco di tutti i membri (nominati dal suo predecessore) ha, come dire, indicato la strada. “Noi siamo il servizio pubblico – ha spiegato durante la sua prima conferenza stampa – e quindi dobbiamo seguire quello che dice il governo. Se il governo dice destra – ha continuato con calzante  metafora – noi non possiamo dire sinistra”. Levata di scudi rumorosa quanto ipocrita (non è che la NHK abbia mai esagerato, quanto a pluralismo di vedute) e partenza a scatto.

Il massacro di Nanchino, definito “una montatura”  è diventato, nei servizi in lingua inglese, da “incident” a “accident”. Una derubricazione morale, più che letterale, che in Italia equivarrebbe a trasformare la strage di Marzabotto in un fortuito incidente stradale. Solo dopo aver visto la furibonda reazione della rete un portavoce dell’emittente si è prodigato nel sostenere che si era trattato di un semplice….incidente di traduzione. Lost in translation, insomma. Il che può anche essere vero, ma che il clima sia cambiato è un fatto. Un mio collega giornalista straniero, che arrotonda facendo le traduzioni per il Tg in lingua inglese, mi ha confermato che da quando è arrivato Katsuto (che pare parli inglese) tutte le traduzioni debbono essere inviate anche a lui, che spesso trova il tempo per correggerle.

Per quanto Katsuto possa piacere all’attuale premier Shinzo Abe, il pubblico non sembra essere così contento. L’ufficio stampa della NHK comunica che dopo la sua prima conferenza sono arrivate 18.400 tra lettere e mail, e che la stragrande maggioranza (non dicono di quanto) erano critiche. In aumento anche gli “evasori” del canone. Che in Giappone è, come in Italia, obbligatorio per legge ma che non prevede, in caso di mancato pagamento, alcuna sanzione.  Il numero dei giapponesi che non lo paga, tradizionalmente circa un milione, è destinato ad aumentare.