Caro Matteo, condivido la centralità della scuola per la rinascita dell’Italia: non c’è futuro in quel Paese che non rispetta il patto intergenerazionale e in Italia il rischio è grande di interrompere la spirale virtuosa che rende ogni generazione responsabile per come lascerà il mondo alla generazione che seguirà.

La scuola è il luogo principale dove si manifesta il rispetto per chi verrà dopo di noi, ed è inutile ribadire che negli ultimi anni abbiamo trascurato di occuparcene seriamente. Bene dunque che lei se ne faccia carico incontrando ragazzi e ragazze, insegnanti, genitori e ascoltando da loro quali siano i bisogni più urgenti.

Tra i molti progetti che la vedranno impegnata nei prossimi mesi, non ho sentito menzionare con forza la Rai, il nostro Servizio Pubblico che è un’organizzazione il cui ruolo e i cui obbiettivi possono essere collegati alla scuola in modo formidabile.

Con il nostro 17,6% di abbandono scolastico contro la media europea del 12,7% – e con punte al sud del 25% che significa 1 ragazzo su 4 che abbandona la scuola prima dei 16 anni e che non conseguirà mai un diploma – ci troviamo di fronte ad un’urgenza improcrastinabile. E’ urgente sviluppare strumenti e metodi che rendano la scuola un luogo dove anche i ragazzi provenienti dalle situazioni familiari più difficili, abbiano non solo voglia di starci ma ricavino un senso dal frequentarla. Perché questo “senso” si sviluppi è necessario lavorare sulla cultura in cui i ragazzi sono immersi, cultura in senso ampio, quella in cui è immersa la loro vita familiare e con gli amici.

E dunque il Censis ci ricorda che la televisione è vista ancora oggi in Italia dal 98% delle persone, che gli apparecchi televisivi sono presenti in 2, 3, talvolta 4 esemplari per famiglia, anche nelle meno abbienti – e dunque spesso i ragazzi ne fruiscono in modo solitario, cioè hanno la tv nella loro camera – e che i giovani continuano a guardare tanta tv, nonostante Internet, fruendone però in modo diverso rispetto agli adulti: la guardano cioè spesso anche sul pc.

Sul sito della Bbc è scritto che il loro obbiettivo è informare intrattenere ed educare, obbiettivi che rispettano regolarmente da anni. Anche sul sito della Rai ci sono menzionati gli stessi propositi, che vengono però disattesi: Rai1 e Rai2 non dedicano nemmeno un minuto all’educazione e alla cultura durante la fascia giornaliera e serale.

Qualche giorno fa Rai1 ha trasmesso uno sceneggiato che raccontava la vicenda di Non è Mai troppo Tardi, la mitica trasmissione condotta dal Maestro Manzi che negli anni Sessanta aiutò a prendere la licenza elementare ad 1 milione e mezzo di analfabeti. Non è incredibile? Un Maestro, una lavagna e tanta passione riuscirono a cambiare il destino di un numero impressionante di vite di uomini e donne, dando loro la possibilità di interloquire con il mondo in modo responsabile, dando loro la possibilità di agire la cittadinanza attiva.

Vogliamo farlo anche oggi? Vogliamo che il Servizio Pubblico torni a svolgere il suo compito, come ha fatto in modo egregio in anni passati? C’è un immotivato timore ad utilizzare la parola educazione collegata al servizio pubblico, e non se ne capiscono più le ragioni.

La tv entra in tutte le case? Bene, usiamo la tv per fare cultura utile, per divulgare, per creare quel contesto fertile che proseguirà poi a scuola, uniti dall’obbiettivo comune di prendersi cura con amore e responsabilità, di chi sta crescendo.