Non bastava il deprimente rito annuale di Sanremo, con i suoi Fazio e C. pagati a peso d’oro per dire corbellerie in diretta, alla faccia di spending review e debito pubblico. Il masochismo televisivo del nostro disgraziato popolo ha raggiunto vette inusitate con l’insulso duetto fra Renzi e Grillo, due prodotti degni dell’attuale società italiana, nati, cresciuti e politicamente (e non solo) pasciuti nel degrado generale della politica e della democrazia.

Sono diversi fra di loro e Grillo dice a volte cose sensate. Eppure qualcosa di non secondario li accomuna: come due saprofiti, al pari del parassita maggiore, tale Silvio Berlusconi, questi personaggi si nutrono della crisi irreversibile della democrazia italiana, determinata dai continui tentativi di affossare la Costituzione e dar vita a leggi elettorali truffaldine che distorcono la volontà popolare, dalle scelte di politica economica compiute all’ombra dei poteri forti, della corruzione dilagante, del potere inamovibile delle alte burocrazie ben pagate per non fare nulla di serio e positivo. Un elemento che li accomuna è l’assoluta vacuità, che emerge con grande nettezza dal duetto che essi hanno intrecciato per la delizia degli italiani spettatori. 

Vacuità che si declina diversamente. Per Renzi è vacuità del fare, un dinamismo senza scopo e senza contenuto, riproduzione caricaturale in salsa nostrana del pragmatismo alla Blair. Perfino il programma, peraltro pretestuosamente rivendicato da Alfano, altro personaggio dello zoo politico dell’Italia in decadenza, diventa un inutile ammennicolo. Quel che conta è l’attivismo fine a se stesso, magari condito da qualche parolina inglese, tipo Job Act, per fare maggiormente colpo sui demuniti che ascoltano a bocca aperta le meraviglie enunciate dal profeta, novello Messia della rediviva e sempiterna Democrazia Cristiana.

Per Grillo è vacuità dell’invettiva. La denuncia fine a se stessa, capace di banalizzare e rendere insulse anche le verità meno contestabili, tipo l’assoggettamento della politica e della società alla finanza. Manca la proposta concreta, la capacità di mettere con le spalle al muro l’avversario incalzandolo sui problemi reali, di dimostrare all’audience lobotomizzata da anni di passività che si può cambiare a partire dalle piccole cose, sapendo coniugare la necessaria prospettiva di opposizione globale e senza compromessi alla lotta per cambiare la realtà. Resta la vuota soddisfazione dell’invettiva. L’italiano medio vessato dai poteri forti e maltrattato dalla burocrazia può ora in poi ricevere la sua dote quotidiana di soddisfazione politica low-cost immedesimandosi  nelle urla di Grillo e, sublime realizzazione, votare Movimento Cinquestelle alle elezioni. Quest’ultimo, sia detto per inciso, può diventare una risorsa per il popolo italiano, sottraendolo alla micidiale e infame morsa dei Pd con e senza elle, solo liberandosi di Grillo e del suo compare Casaleggio, come ho già avuto occasione di scrivere più volte.

Sarebbe ora che il buon Beppe, che in fondo è una persona onesta e intelligente (almeno speriamo), se ne rendesse conto e alzasse le tende ovvero si rassegnasse a vivere nel movimento su di un piede di parità con tutti gli altri e le altre che vi partecipano. I quali non tutti peraltro vanno bene, se è vero che il Movimento in questione conta fra le sue file anche un tale sindaco di Pomezia che ha mandato la celere contro gli operai in lotta: un vero democratico, non c’è che dire.

Sullo sfondo dei due insulsi litiganti si prospetta il vecchio volpone, inopinatamente resuscitato dall’incauto Renzi. Forse è sempre lui, in questo squallido contesto di politica spettacolo, a meritare ancora una volta l’Oscar degli Italiani lobotomizzati. Non a caso si è premurato di chiedere ed ottenere garanzie dal giovane democristiano precocemente invecchiato in ordine agli aspetti che più gli stanno a cuore: mettere sotto controllo la magistratura, mantenere il controllo delle televisioni e prospettare un’ipotesi di presidenzialismo all’italiana. Su quest’ultimo tema in particolare pare si registri ampia sintonia.

Le sorti del nostro Paese sono oggi più che mai legate alla possibilità di costruire una vera alternativa alla casta rantolante e alla falsa opposizione grillina. A tale fine è importante che la popolazione si svegli, s’indigni e riprenda in mano il proprio destino. Mai più spettatori, specie di spettacoli di così basso livello.