Vorrei parlare della ciclica voglia di censurare il web “in nome delle donne”. Occorre una premessa: nel tempo in cui le segreterie di partito scelgono i governi, lo stesso tempo in cui i partiti sembrano tutti uguali, servono argomenti utili a ribadire la necessità di sopravvivenza di quella precisa classe politica. Urge perciò l’utilizzo dell’evergreen “la donna è vittima”. Partiti, paternalisti, cavalieri, duellano per salvare la fanciulla in pericolo. La condurranno poi sana e salva fino alla torre in cui sarà rinchiusa (che culo!) per la sua stessa sicurezza.

A fare la parte del cattivo è il grillino medio, oramai considerato geneticamente sessista e fascista, senza contare il frame dell’incompetenza che viene usato per delegittimarlo, e tutto ciò prosegue in direzione di una eugenetica politica imposta in nome dell’antisessismo da chi si propone come razza pura del Parlamento. Parlo di teorici della purezza della pratica politica che a momenti dichiarano fuorilegge (o eversivo?) il M5S.

Chiamare tutto ciò razzismo istituzionale e politico forse è troppo. In ogni caso ci troviamo senza dubbio ad avere a che fare con una categoria umana superiore. Il soggetto di centro/sinistra è antisessista, antifascista, puro. Di là ci sono invece solo demoni, privi di moralità, brutti e cattivi, salvo quando ti concedi per un governo dalle larghe intese. Guardali bene, quei demoni, hanno un leader che più lo accosti alle manette e più lo rendi un eroe. C’è quell’altro del quale si narrano demoniache prestazioni ipnotiche nei confronti dell’elettorato. Poi c’è tanta brutta gente che, per onestà intellettuale (questa sconosciuta!), osa parlare di M5S senza dire che sono cattivi dentro. In loro presenza bisogna armarsi di crocifissi e teste d’aglio, altroché. 

Il grillino, sostanzialmente, odia. Il piddino ama. Perciò alcune restano convinte che sia il grillino a diffondere odio sessista in rete, anche se mostri che l’insulto sessista, in realtà, è quasi un automatismo culturale, giacché ti danno della zoccola perfino molte donne, incluse quelle che vanno diffondendo in giro il verbo in difesa delle vittime di abusi. L’insulto sessista viene però mediaticamente amplificato quasi sempre solo quando può essere accostato ai grillini. Quell’insulto si propaga attraverso la rete. Ecco allora la geniale e innovativa idea per civilizzare il far west, la zona franca, in balia di quegli esseri incivili.

Per prima cosa – così si scrive – bisogna mettere, sul web, alla gogna gli insultatori. Vuoi mettere quanta gente frustrata potrà sfogare i due minuti d’odio contro costoro? Per capire quale potrebbe essere lo scenario basti ricordare la puntata ‘White Bear’ della serie televisiva Black Mirror.

Poi va applicata la censura. Per accreditarne la necessità si evocano web/pedofili e istigatori/istigatrici al suicidio delle adolescenti. L’insulto sessista rivolto a una donna adulta viene perciò inserito in quella cornice che la fa apparire ancora più debole e indifesa. La ricetta antisessista pare contempli anche sanzioni con multe salatissime (quanto basta), un pizzico di violazione della privacy in rete, una spruzzata di demonizzazione di quello che viene definito anonimato e che anonimato in realtà non è, qualche aggravante qui e là e tutto questo sarebbe ottimo per le “ragazze”.

Urgono alcune precisazioni: il web non è una zona franca per nessuno. Esistono già le leggi a tutela delle persone offese. Se in rete ti chiami “stracciamilemutande” il tuo account ha comunque un ip e dunque anonimo non sei davvero mai. Servono, più in generale, educazione e alfabetizzazione all’uso del mezzo e più rispetto nei confronti di chi non la pensa come te. Chiunque tu sia: se demonizzi l’avversario politico è chiaro che indirizzi odio, che poi si esprimerà in varie forme. La civiltà nel dibattito politico però non la recuperi con la repressione. Inutile riferire l’hate speech solo alle donne. Inutile usare, ancora una volta, le donne come già fu per la legge sul femminicidio, per legittimare controllo e repressione che poi saranno applicati su critiche e dissenso che gravitano in rete.

Una considerazione, a margine: Michela Murgia, candidata a governare la Sardegna, ha subito fior di insulti anche da sostenitrici degli avversari politici. Nessuna prima pagina o commento indignato dalle donne amanti delle “quote rosa” le è stato dedicato. Lei non è candidata per nessun partito della maggioranza, ovviamente. Infine un auspicio, a proposito di meritocrazia: spero che l’offesa sessista non diventi merito, qualifica, per chi la subisce. Saremmo in tante a poterla vantare sul curriculum. Perciò spero che, nel prossimo governo, non sia nominata ministra qualcuna a risarcimento delle offese ricevute. Lo so, sicuramente penso male, ma di questi tempi tutto potrebbe accadere. Perfino questo.