Cosa significa paternalismo? Vittimizzare i soggetti al punto tale da ritenerli bambini, incapaci di scegliere e di autodeterminarsi. Si manifesta quando qualcuno arriva e ti dice “so io quello che è bene per te” e non accetta repliche, critiche, tendendo anzi a patologizzare o demonizzare qualunque opinione differente.

Nel femminismo non si usa dire che qualcuno, le donne in particolare, possa essere “messo in sicurezza”. In sicurezza metti i cantieri di lavoro (e non mi riferisco alla militarizzazione dei territori, ma a condizioni di lavoro migliori per i lavoratori), ponendo recinti dove c’è un burrone affinché nessuno vi precipiti. La “sicurezza” degli umani si distingue per il fatto che è a partire da sé, dalla possibilità che abbiamo di scegliere dove andare, cosa fare, cosa pensare.

Quello che continuano a dire molte donne del Pd e una piccola parte di Se non ora quando (Snoq), Cristina Comencini in testa (su Il Corriere della Sera del 21 ottobre), quando affermano che con la legge sul femminicidio le donne “sono state messe in sicurezza”, diventa una beffa perché stanno dicendo che per sconfiggere la violenza che colpisce le donne bisogna metterle in prigione. Frapporre tra le donne e i loro partner dei tutori che da un lato le proteggono e dall’altro le sgridano quando queste vogliono revocare la querela. Tutori, padri/protettori, di questo parlano, cancellando anni e anni di riflessione femminista che individua soluzioni che passano piuttosto per la valorizzazione della libera scelta delle donne sottraendole a qualunque protettorato di stampo patriarcale.

La Cassazione ora boccia perfino la piccola modifica alla proposta iniziale del testo che parla di irrevocabilità della querela. Si sostiene debba essere sempre irrevocabile. Non si ammette la distinzione tra casi più o meno gravi.

E’ una grande beffa anche l’introduzione dell’aggravante dedicata alla tutela di donne con relazioni affettive. Le donne violentate altrove da uomini ai quali non sono legate affettivamente hanno forse meno valore? Migranti, lesbiche, etero ma non sposate, trans, prostitute. E’ un caso che il fenomeno della violenza sia stato ridotto all’esame dei casi familiari?

E nel caso del femminicidio, giacché la maggior parte degli uomini che fanno violenza poi si suicida, a cosa serve esattamente l’aggravante?

E’ chiaro anche a un bambino il fatto che il problema lo risolvi se usi la prevenzione dove per prevenzione non si intende necessariamente carcere e tutori. Ancora: cultura, educazione, reddito, perché a tante donne servono strumenti per “mettersi in sicurezza” da sole e questi strumenti sono culturali, economici, senza che mai siano rese, di nuovo, oggetti, prima dell’uomo che le ha maltrattate e dopo anche dello Stato che non consente loro di fare ciò che vogliono.

Ne sono certa. Parliamo di un mostro giuridico che ci si ritorcerà contro. Affermare che sia la scelta migliore implica una assunzione di responsabilità. E il punto è proprio questo: chi si assumerà la responsabilità per quelle donne che urleranno un po’ più piano, non si lamenteranno, non si rivolgeranno più a nessuno, per il timore di ingerenze e condizionamenti autoritari da parte delle istituzioni?