Dopo un lungo braccio di ferro è stato trovato un accordo preliminare sugli extracosti da 1,6 miliardi di dollari per i lavori di ampliamento del Canale di Panama. L’Autorità di gestione dell’opera ha annunciato l’intesa con il consorzio di imprese guidato da Sacyr e partecipato al 38% dall’italiana Salini Impregilo. Ma per arrivare alla firma servono ancora dei giorni, con Zurich – il principale assicuratore dell’opera – che mantiene un ruolo centrale nella vicenda e con i cantieri da oltre 10mila persone che ripartiranno a pieno ritmo solo dopo la firma definitiva.

Si va comunque verso quello che gli addetti ai lavori avevano previsto: le parti erano costrette a un’intesa, a partire dal fatto che le enormi paratie per le nuove chiuse costruite da Cimolai in base a un vecchio subappalto Impregilo si trovano in Italia e necessitano di almeno due anni tra progettazione e costruzione. E stanno vincendo le imprese: l’Acp sta infatti accettando di partecipare al 50% agli extracosti in attesa che nei prossimi mesi sulla vicenda si esprima l’arbitrato internazionale di Miami, procedura che rimarrà attiva anche dopo l’accordo definitivo, nel quale Zurich rinuncerebbe a un ‘perfomance bond’da 400 milioni per ottenere così, anche attraverso altre tranche minori, il rifinanziamento di lavori per i quali i fondi erano terminati.

Questa parte messa sul piatto da Zurich – insieme agli anticipi versati a suo tempo dall’Acp – viene ricompresa nel 50% a carico delle imprese, che in questo quadro assicurano di rispettare la consegna entro il 2015 del nuovo Canale, per diventare pienamente operativo dal 2016 con ricavi a regime di 6 miliardi di dollari all’anno. E la Borsa ha approvato il primo accordo: Sacyr, che dall’inizio ufficiale della contesa era comunque in crescita del 3% dopo essere scivolata nei primi giorni di scontro con Panama, ha chiuso a Madrid in rialzo del 4,7%, Salini Impregilo in aumento dell’1,8% a 4,52 euro.

Tutto bene? Per ora – anche grazie agli interventi del governi spagnolo e italiano, oltre della Commissione europea “quando l’Europa parla con una voce sola ottiene risultati”, commenta il vicepresidente Antonio Tajani – sembrerebbe di sì, ma quello del nuovo Canale rimane un percorso accidentato, a partire dalle variabili politiche a Panama. Dopo aver annunciato l’intesa preliminare a margine dell’audizione in Parlamento, il numero uno dell’Autorità del Canale, Jorge Quijano, in aula ha poi frenato, dicendo di essere sempre pronto a un ‘piano B’ che non comprenda l’attuale consorzio di imprese.