Colpisce davvero la circostanza che ben poco si siano soffermati i media nostrani sul recente vertice della Celac (Organizzazione Internazionale dell’America Latina e dei Caraibi) che si è svolta all’Avana. Eppure si è trattato di un evento per molti versi storico. La strategia del silenzio mediatico del resto, si sa, tende appunto a non parlare di quanto di interessante avvenga sotto questi ed altri cieli, facilitata da un atteggiamento di snobistica prosopopea eurocentrica, tanto meno giustificato nell’attuale contesto di nullismo assoluto e crisi verticale dell’Unione europea. Quando il silenzio fallisce entrano in gioco poi i predicatori del neoliberismo che si affannano a cercare di dimostrare quanto sia vicino l’inevitabile tracollo per le empie società che rinnegano i comandamenti del Dio mercato. Un fallimento presunto il cui vano annuncio dura oramai, come nel caso di Cuba, da oltre mezzo secolo, e  da molti anni per tutti gli altri.

Ma veniamo alla Conferenza dell’Avana. Vari sono gli aspetti significativi di questa riunione. Innanzitutto la proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come zone di pace, fatto importante in un pianeta sempre più attraversato da tendenze alla guerra e da conflitti vari. Molto importante a tale proposito la conferma dell’appoggio al processo di pace colombiano. Un altro elemento storico è rappresentato dall’acquisizione a pieno titolo da parte di Cuba di Paese membro dell’alleanza, dopo che per decenni il primo territorio libero dell’America aveva subito l’isolamento imposto dagli Stati Uniti, oggi spinti a loro volta all’angoletto. Quindi, e qui il discorso ci riguarda da vicino, l’adozione di un modello di integrazione diverso da quello mercatista che sta devastando l’Europa e l’Italia in particolare. Un modello che, a differenza di quello fallimentare europeo, mette in primo piano la lotta alla povertà e la solidarietà effettiva fra i Paesi, non già la dissennata competizione fra gli stessi e il taglio dei finanziamenti.

Altri episodi positivi da citare nell’ultimo periodo riguardano poi gli esiti delle elezioni in Costa Rica e in El Salvador, dove formazioni di sinistra andranno favorite ai ballottaggi, che si svolgeranno prossimamente, per la presidenza e il governo. Un’altra dimostrazione del fatto che l’enorme continente latinoamericano va nella giusta direzione. Così come le grandi manifestazioni che si sono svolte recentemente in Brasile rendono necessario l’abbandono di ogni ambiguità e imboccare una direzione ancora più decisa verso il rinnovamento sociale ed economico e nella lotta contro le discriminazioni, anche di tipo razziale, le disuguaglianze e la corruzione che continuano ad affliggere il gigante dell’America Latina come pure altri Stati dell’area.

Così come va compreso che le difficoltà di carattere economico che affliggono alcuni Paesi latinoamericani sono in larga parte il prodotto delle strategie di ritorsione dei grandi gruppi economici e finanziari, oltre che di settori sociali parassitari che non vogliono rinunciare ai loro privilegi. Non certo della presunta violazione delle leggi sacre del capitalismo, che non esistono in quanto tali.  Molti di questi Stati, come ad esempio l’Ecuador nella vertenza che l’oppone alla Chevron e alla Texaco, colpevoli di devastazioni ambientali ed inquinamenti, hanno apertamente sfidato questi potentati privati. Ciò va a loro onore e il successo della Conferenza dell’Avana contribuirà senza dubbio ad aumentare la loro compattezza e cooperazione in questa battaglia.

E l’Europa? Malgovernato dalla cricca neoliberista di Merkel & C. il nostro continente si dibatte nella recessione economica e nella decadenza culturale e morale. Una saldatura con i popoli latinoamericani appare necessaria per uscire dalla palude. Anche per questo sarà importante che alle prossime elezioni europee si registri il successo della lista Tsipras, l’unica che combatta apertamente il neoliberismo che sta soffocando l’Europa e sia dotata di una visione dei problemi internazionali all’altezza dei tempi e delle sfide esistenti su scala planetaria.

Una delle cause e degli effetti al tempo stesso dell’attuale crisi di prospettive e di civiltà che l’Europa sta vivendo deriva proprio dall’abbandono del concetto stesso di sinistra, abbandono che è frutto peraltro degli errori e delle colpe di chi, non sempre in modo degno, ha agitato quella bandiera. Fortunatamente da altre parti del mondo arrivano stimoli e conferme necessari a riprendere a sventolarla.