“La mancanza di lavoro è un suicidio incipiente”. Lo scrive Papa Francesco nel suo primo messaggio per la quaresima. “Quante persone – scrive Bergoglio – sono costrette alla miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute”. Non è la prima volta che Bergoglio affronta il tema della disoccupazione, ma mai aveva definito la mancanza di lavoro un suicidio. Mercoledì scorso, durante l’udienza generale, il Papa aveva auspicato che “il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale di tutti”, chiedendo “che non manchi il lavoro”. Parole simili Bergoglio le aveva pronunciate nel suo viaggio a Cagliari, nel settembre dello scorso anno, ricordando anche l’esperienza del padre emigrato dal Piemonte in Argentina e travolto dalla crisi economica del 1930.

Nel messaggio per la quaresima Papa Francesco condanna quella che definisce “miseria morale” che, spiega Bergoglio, “consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie – sottolinea il Papa – sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia”. Parole importanti anche sulla “miseria materiale” che, precisa Francesco, “è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità”. L’invito di Papa Francesco è “a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione”.

Infine, Bergoglio, riprendendo l’invito che aveva rivolto alla Chiesa nel suo viaggio ad Assisi, il 4 ottobre scorso, a spogliarsi dalla mondanità, sottolinea che “la quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole”. Un tempo, quello dei quaranta giorni che precedono la Pasqua, che lo scorso anno è stato animato dalle dimissioni di Benedetto XVI, dalla sede vacante e dall’elezione di Papa Francesco

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