Riprendiamo il dizionario e ripartiamo da lì. Rendiamo il significato alle parole: “L’eversione è un’altra cosa”. Roberto Giachetti è vicepresidente della Camera e i deputati Cinque Stelle hanno ripetuto più volte che, secondo loro, è il “migliore” a dirigere i lavori nell’assemblea di Montecitorio. Democratico, renziano da tempi non sospetti, ai metodi di disobbedienza civile imparati alla scuola radicale ha aggiunto l’esperienza da “mago dei regolamenti parlamentari” e per anni è stato alfiere dell’ostruzionismo del centrosinistra nei periodi dell’opposizione ai governi di Berlusconi. “Trovo disgustoso quello che è accaduto in queste ore sulla Rete e grave quanto successo alla Camera. Ma l’eversione e gli attentati alla democrazia sono un’altra cosa. E quello che avveniva nel 1978 allora cos’era?”.

Onorevole Giachetti, se ho capito bene, lei vuole restituire alle parole il senso autentico che hanno.
Parto da una premessa: sdraiarsi in Aula e la cagnara con l’impedimento fisico per non far votare la fiducia, la corsa verso i banchi del governo, l’occupazione delle commissioni sono tutti comportamenti gravi, per i quali il regolamento prevede sanzioni e io sono per il massimo della sanzione. In più trovo disgustoso il post sulla bacheca facebook di Grillo, i commenti, la storia su Sofri.

Ma?
Ma non puoi relegare tutto questo all’eversione e all’attentato della democrazia. Perché così finisce tutto fuori scala. E in questo senso quando sei presidente della Camera hai un dovere in più. Chi come me ha vissuto il 1978 sa cosa sono l’eversione e i movimenti eversivi. E quello che è successo – ripeto, gravissimo e disgustoso – non può essere relegato a una tendenza eversiva.

Anche perché a questo punto sono tre giorni che parliamo delle stesse cose.
Appunto. Il presidente della Repubblica si è dimostrato il più saggio di tutti. Perché lo stesso vale per l’impeachment che poi si chiama messa in stato d’accusa. E’ una possibilità prevista dalla Costituzione. Non si può dire che è un attentato alla democrazia o antidemocratico. Io penso che sia infondato e che le motivazioni dalle quali è sostenuto siano risibili: non sono minimamente d’accordo. Ma Napolitano ha risposto: “Faccia il suo corso”.

Lei ha una storia come radicale, usa metodi che non sempre sono “pettinati”. Ha scioperato due o tre volte negli ultimi due anni per cancellare il Porcellum. Non c’entra qualcosa con il modo in cui si comportano i parlamentari Cinque Stelle?
Quando salirono sul tetto della Camera per protestare contro la riforma della Costituzione e dell’articolo 138 (alla quale ero contrario anch’io tra l’altro) in ufficio di presidenza dissi che si trattava di disobbedienza civile. Neanche quella riforma era un “attentato alla Costituzione”, come l’hanno chiamato. In più la disobbedienza civile va bene, ma poi bisogna che ci sia anche un’assunzione di responsabilità e quindi non ci si può neanche fare scudo dell’immunità parlamentare. Ma in questo caso sono andati oltre. Io sono stato impropriamente definito “mago del regolamento” perché l’ho “stressato” più volte, cercando di rimanere nelle regole. Ma ho fatto più o meno di tutto. Ma non puoi sbarrare le commissioni e impedire ai deputati di partecipare. Non lo accettavo durante le manifestazioni scolastiche, figuriamoci in Parlamento. Quindi si tratta di fare delle scelte. E’ un’assunzione di responsabilità comportarsi in quel modo così come lo è decidere di mettere la “ghigliottina”. Qualcuno lo ha definito squadrismo. Io dico che sono stati metodi violenti perché hanno voluto togliere il diritto legittimo della maggioranza di approvare un provvedimento.

Scusi, ma loro dicono che la ghigliottina non esiste nei regolamenti della Camera. E poi anche voi nel 2009 avevate criticato l’interruzione del dibattito parlamentare su un decreto, no?
Non esiste nei regolamenti scritti, ma esiste nella prassi.  Questa cosa qui esiste dal 2009 quando fu “minacciata” da Fini in una conferenza dei capigruppo di fronte all’ostruzionsmo dei parlamentari del centrosinistra. Disse: io alle 17 metto al voto il provvedimento. A quel punto però noi 8 ore prima, pur criticando quella scelta, abbandonammo l’ostruzionismo. E’ una cosiddetta “norma di previsione”. Sono interpretazioni del regolamento, non sono violazioni e, anzi, fanno “giurisprudenza”. L’unica differenza quindi è che la presidente Boldrini ha applicato quella norma perché i Cinque Stelle non hanno interrotto l’ostruzionismo. Poi certo penso che non è possibile dare tutta la colpa del dibattito a cui assistiamo solo all’opposizione.

E di chi è la responsabilità, anche?
Non è possibile avere a che fare con provvedimenti così disomogenei. Dare lo spazio al governo di agire e di portare a compimento atti e leggi in un tempo anche limitato va bene. Ma non può fare quello che gli pare. Io a volte mi sono trovato a votare testi in cui dentro c’erano le Olimpiadi di Torino e la Fini-Giovanardi…

Fatto sta che ora sembriamo da giorni prigionieri di questo circolo vizioso, dove tutti ripetono le stesse cose.
E’ evidente che Grillo ha gioco facile perché ne ha fatto un sistema. Anch’io sono stato raggiunto da minacce e contumelie. Ma la Rete è anche così e questo non si risolve con la censura. Grillo ha questa linea comunicativa che alimenta un certo modo di esprimersi che è diventato a chi la spara più grossa. Questo non si modifica con le leggi, ma con gli strumenti culturali. Denunciamo questo fenomeno, ma non arriviamo a dare un’impronta eversiva.

L’ultima domanda è sulla legge elettorale, visto che lei per eliminare il Porcellum ha fatto tre scioperi della fame. Non crede che l’Italicum – anche alla luce delle scelte di Casini – sia cucito addosso a Berlusconi?
No, non si dovrebbero fare le leggi pensando “io vinco” o “io perdo”. Io mi sono battuto per avere una legge migliorativa della precedente. E questa è migliore. E’ quella che io preferisco? La migliore in assoluto? No, non lo penso. Io ero per il Mattarellum. E, me lo faccia dire, voglio sottolineare l’ennesima occasione persa dal Movimento Cinque Stelle che ancora una volta si è chiamato fuori dal confronto. Visto che le riforme elettorali non si fanno a maggioranza, ma bisogna coinvolgere anche le opposizioni.