“Se Internet odia le donne”, titola La Repubblica di oggi una due pagine, dedicata ad un’inchiesta sugli episodi di violenza sessista e stalking registrati in Rete.

La campagna contro Laura Boldrini mostra che il web può diventare una macchina di stalking – chiarisce l’occhiello del pezzo – Non è un episodio isolato: il 90% delle aggressioni in Rete ha come bersaglio profili femminili. E’ il volto oscuro e misogino della libertà digitale”.

Due pagine che seguono, a ruota, un’altra pagina che si apre con l’immagine in stile pop art di una donna spaventata e con un titolo a caratteri cubitali che dice “Caccia alle stregue sul web”.

“Non importa chi sei o che cosa fai, quanti anni hai e cosa posti: basta un profilo femminile per far scattare la molestia, sessuale naturalmente, violenta, irripetibile – scrivono Maria Novella De Luca e Fabio Tonacci nella pagina di apertura del servizio – Sempre, ovunque, ad ogni ora del giorno e della notte”. “E’ accaduto lentamente, anno dopo anno – proseguono – più cresceva il popolo del web, più il web diventava il luogo di attacco più accanito contro l’integrità femminile. Un terreno sessista di scorribande pericolose, dove spesso insospettabili ed educatissimi uomini si trasformano in grevi aggressori sessuali, affratellati nell’insulto come ultrà digitali, per cui il tifo è annientamento dell’altro”.

E’ questa la reazione ovvia, naturale, quasi scontata e, purtroppo, prevedibile – ed anzi già prevista nel mio post di ieri – dei giornali e dei media tradizionali ai fatti degli ultimi giorni originati dalla pubblicazione, sul blog di Beppe Grillo, di un video – satirico ma dal titolo gratuitamente provocatorio – contro Laura Boldrini, Presidente delle Camera dei Deputati.

Una reazione sbagliata almeno quanto l’azione dalla quale origina.

Una risposta superficiale, approssimativa e fuorviante ad una serie di eventi che non possono essere qualificati – come per contro avviene nel pezzo – una “campagna di odio contro Laura Boldrini scatenata negli ultimi giorni sul web dalle truppe grilline” perché, a prescindere da ogni valutazione sulla gravità del fatto, si è tratto di una reazione a catena di ignoranza, maleducazione e violenza anche sessista innescata da una provocazione stupida, gratuita e evitabile.

Internet non odia nessuno e, certamente, non odia le donne giacché è solo uno strumento, come tale incapace di provare sentimenti.

Se poi, si scrive “internet” per far riferimento ai milioni di utenti di internet, allora, sarebbe opportuno tenere in considerazione che quei quasi trenta milioni di italiani, siamo noi e che, c’è da augurarsi – salvo eccezioni più o meno statisticamente significative – non siamo così tanto inclini all’odio delle donne come si lascia intendere quando si scrive che “internet” le odia e, immagino, neppure all’odio degli uomini.

Che in Italia – come nel resto del mondo – esistano persone violente, misogine, ignoranti e maleducate non è una grande scoperta. Se, d’altra parte, tali sentimenti ed atteggiamenti sono davvero così tanto diffusi da rappresentare un fattore drammaticamente allarmante come si racconta in queste occasioni, allora sarebbe opportuno interrogarsi su cosa vi sia all’origine di questi fenomeni di anti-cultura, violenza, misoginia e maleducazione. Magari si scoprirebbe che si tratta del risultato di decenni di indottrinamento e rimbecillimento televisivo e massmediatico.

Internet, se fosse così, c’entrerebbe davvero poco perché tutto sarebbe nato ben prima che la più parte degli italiani scoprisse la Rete.

C’è, infine, un’altra ragione che rende oltremodo fuorviante il racconto che di “Internet” viene restituito all’indomani di episodi come quelli registrati negli ultimi giorni.

Quanti sono i commenti violenti, offensivi e misogini registrati in occasioni come questa? Centinaia, forse migliaia? Un campione statistico importante ma non allarmante se si considera che gli italiani online sono, ormai, per fortuna, decine di milioni tutti i giorni.

Possibile che la scarsa “rappresentatività” di certe forme di partecipazione online, venga rilevata solo quando si tratta di sminuire e ridimensionare il significato di talune manifestazioni della volontà popolare e non anche quando si tratta di analizzare fenomeni violenti e disdicevoli?

Perché se decine di migliaia di persone si dicono sdegnate online della condotta di un Ministro si scrive che, in fondo, si tratta solo di un campione non rappresentativo e se qualche migliaio (forse) di persone offende qualcuno in Rete si corre a scrivere che “Internet” – tutta e, quindi, tutti noi – “odia le donne”?

E’ evidente che tra i tanti problemi del nostro Paese – e non solo del nostro Paese – c’è quello dell’esistenza di sacche di odio, violenza e maleducazione diffuse nella popolazione ed è, ormai, altrettanto evidente che tali sacche, di tanto in tanto – in modo più o meno spontaneo – si riversano anche attraverso i mille rivoli della comunicazione online.

Prendere nota di questo fenomeno e cercare di porvi rimedio attraverso un’indispensabile campagna di educazione ed alfabetizzazione alla non violenza, però, è cosa diversa dal “crocifiggere” Internet nel suo complesso.