Continua con un’altra “manifestazione di massa a sostegno della mobilitazione dei facchini licenziati lo scorso maggio dalla cooperativa Sgb”, che fino a poco tempo fa gestiva i magazzini della Granarolo, la vertenza che negli ultimi nove mesi si è trasformata in blocchi quasi continui davanti ai cancelli della Centrale del Latte di Bologna. Protagonisti, 51 lavoratori della logistica “lasciati a casa per aver scioperato contro un taglio in busta paga pari al 35% dello stipendio”, tutti stranieri, supportati dal sindacato Si Cobas e dal collettivo Crash, da un lato, e il colosso del latte, Legacoop e sindacati confederali, dall’altro.  

A Bologna, “per chiedere il reintegro dei facchini tutt’oggi senza lavoro”, sono arrivate delegazioni di lavoratori della logistica da tutta Italia, da Roma a Milano, da Torino a Napoli, e in 500 hanno sfilato per il centro, sino ai portoni della prefettura, “per ricordare a Granarolo e Legacoop che la lotta continuerà finché tutti coloro che sono stati lasciati a casa non avranno un nuovo lavoro”.  “Siamo tornati in piazza – spiega Aldo Milani, segretario nazionale del Cobas – perché chiediamo che ciò che a luglio ci era stato promesso sia attuato in tempi brevi che siano rispettati i diritti di questi lavoratori”. Il corteo ha percorso via Indipendenza fino al cuore della città, piazza Maggiore, gridando slogan contro la lega delle cooperative e contro il suo presidente, Gianpiero Calzolari, numero uno anche della Granarolo. Che venerdì, a margine di un convegno di Confcooperative aveva detto: “Sono dovuto uscire (dallo stabilimento di via Cadriano) scortato dalla polizia nel corso dell’ultima manifestazione dei facchini davanti ai cancelli della Granarolo, per la prima volta in vita mia temo per la mia incolumità personale”. Nove mesi di blocchi dopo, aveva aggiunto Calzolari, “stiamo ancora calcolando l’entità dei danni subiti e stiamo predisponendo l’azione legale per la richiesta di risarcimento. Noi siamo per la pax sociale ma ora come azienda non mi assumo impegni verso costoro”.  

“Calzolari – è la risposta di Milani – invoca una soluzione di ordine pubblico a un problema che si può risolvere solo per via sindacale. Noi facciamo paura solo perché le nostre proteste hanno un impatto economico sull’azienda ma non siamo terroristi, siamo solo lavoratori“.  

Le speranze dei 51 facchini licenziati dalla Sgb a maggio 2013, infatti, erano tutte risposte nella tregua firmata a luglio davanti all’ex prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, un accordo che doveva portare al reintegro dei primi 23 lavoratori entro novembre “e a un impegno formale per la ricollocazione degli altri 28 entro la fine dell’anno”, spiega Simone Carpegiani del Cobas. “Invece – sottolinea Carpegiani – ne hanno assunti solo 9”. Per Legacoop, di cui Calzolari, numero uno di Granarolo, è presidente, e Cgil, Cisl e Uil, che l’accordo fosse rispettato era solo questione di tempo. “Nessun passo indietro” aveva garantito Tiziano Tassoni, responsabile logistica e trasporti di Legacoop Bologna. Invece a partire da fine ottobre quella tregua è saltata, e facchini e Cobas sono tornati a protestare, al prezzo di 283 denunce e un avviso di fine indagine per 6 esponenti dei Cobas e del centro sociale Crash.  

Gli ultimi episodi il 23 e il 25 gennaio scorso, che si sono conclusi con l’arresto di due lavoratori marocchini per violenza privata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale , e con il fermo di 5 persone, condotte in Questura e successivamente rilasciateTanto che nemmeno l’intervento del nuovo prefetto di Bologna, Ennio Mario Sodano è bastato a calmare le acque: alla richiesta, avanzata dal numero uno di Palazzo Caprara mercoledì scorso, di uno stop delle proteste di 10 giorni per incontrare nuovamente Legacoop e le altre aziende che si erano fatte avanti a luglio per assumere i licenziati, Cobas ha risposto con un altro corteo.  

“Facciamo questa battaglia in questa maniera – spiega Milani – non perché ci divertiamo, ma perché solo così otteniamo le cose. Al prefetto lo abbiamo detto: risolvete questa situazione, perché noi non ce ne andremo finché i patti non saranno rispettati”. L’attenzione, quindi, è rivolta verso l’incontro che lunedì prossimo si svolgerà a palazzo Caprara, al quale parteciperanno i vertici di Legacoop e dell’Interporto. “Ma bisogna abbassare i toni – avvisa Alberto Ballotti, segretario della Filt Cgil di Bologna – altrimenti si rischia di arrivare a un punto dove nessuna delle parti in causa potrà più permettersi di perdere la faccia, e lo scontro si radicalizzerà. Il Cobas hanno deciso di fare guerra a un marchio, quello della Granarolo, indipendentemente dall’eventuale riassunzione dei lavoratori licenziati, strumentalizzano la situazione. Se non ci fossero tutte quelle manifestazioni la soluzione sarebbe più semplice da trovare, invece così tutto si complica”.