Potrebbe chiudere molto presto i propri conti con la giustizia Paolo Nanni, capogruppo e unico consigliere dell’Italia dei valori in regione Emilia-Romagna nella legislatura 2005-2010, tra i primi in Italia a finire al centro dello scandalo rimborsi gonfiati. L’ex consigliere regionale, uomo vicinissimo per un certo periodo ad Antonio Di Pietro, chiederà infatti il patteggiamento, di cui si discuterà in una seduta fissata davanti al giudice per le udienze preliminari Andrea Scarpa il 6 febbraio. Per Nanni il pubblico ministero Antonella Scandellari aveva chiesto il rinvio a giudizio per peculato. La proposta di applicazione di una pena concordata, presentata alla procura della Repubblica di Bologna dall’avvocato difensore di Nanni, Armando D’Apote, è di un anno e undici mesi. Anche Olimpia Nanni, figlia di Paolo e contabile del gruppo Idv negli anni sotto indagine, è imputata nello stesso procedimento e rischia ora il rinvio a giudizio per peculato.  

Paolo Nanni, nonostante l’inchiesta e alcune ammissioni di responsabilità già nell’interrogatorio durante le indagini preliminari, oggi siede ancora nel consiglio provinciale di Bologna, nel gruppo misto. Uscì infatti dall’Italia dei valori non molto tempo dopo che Di Pietro, dalla festa Idv di Vasto del 2012, intervistato sulla vicenda di Nanni, rispose: “Un errore candidarlo? Anche Gesù ne sbagliò uno”. Per l’accusa l’ex consigliere regionale si è appropriato di 277.792 euro di fondi erogati dalla Regione a favore dei gruppi consiliari, ma che secondo il pm venivano usati per scopi personali. Secondo il pm, Nanni – che interrogato avrebbe detto che allora “la prassi era quella” – durante il suo mandato di simulava “convegni in realtà non effettuati mediante la creazione di locandine false”. Inoltre presentava “false motivazioni di supposti incontri istituzionali, in realtà non avvenuti, per giustificare spese personali fatte presso ristoranti e bar”. Tra i tanti scontrini spulciati dalla Guardia di finanza risultarono note spese per pasti in ristoranti nello stesso giorno e nella stessa ora. Cene che, nell’opinione degli investigatori non avevano finalità politiche. 

Poi dagli scontrini saltò fuori ci fu l’acquisto “senza giustificazione di valori bollati per complessivi 6.513 euro”, mentre altri 1.798,21 euro sarebbero stati utilizzati per acquistare “libri destinati al genero o non inerenti all’esercizio delle sue funzioni”. Infine nell’elenco delle spese sospette riportate dalle Fiamme gialle al pubblico ministero Scandellari compaiono regali, conti di alberghi, auto blu e taxi. Per un totale in cinque anni di 277.792,77 euro. “Nonostante Nanni ritenga di non essere uscito dalle pratiche che all’epoca caratterizzarono tutti i gruppi e ritenga di non essersi appropriato nemmeno di un centesimo a livello personale, chiederà comunque di definire la propria posizione con l’applicazione della pena concordata”, ha spiegato l’avvocato di Nanni, D’Apote. 

L’inchiesta sull’Idv era partita dopo le denunce di un ex dirigente dipietrista, l’avvocato Domenico Morace, che inizialmente parlò di 450 mila euro destinati al gruppo dell’Italia dei valori in Regione. Da allora sono partite una serie di altre inchieste sui rimborsi gonfiati anche in Emilia Romagna, tutte seguite oltre che dalla pm Scandellari anche dalla sua collega Morena Plazzi, sotto la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini. Indagini, non ancora concluse, che hanno coinvolto tutti i partiti e che si sono focalizzate maggiormente sulla attuale legislatura iniziata nel 2010.