Da Vasto, dov’era in corso la festa nazionale dell’Idv, Antonio Di Pietro aveva detto che: “Un errore candidarlo? Anche Gesù ne sbagliò uno”. E dopo quelle parole, Paolo Nanni, l’ex consigliere regionale eletto poi in Provincia e oggi indagato per peculato nell’ambito di un’inchiesta di fondi a disposizione del gruppo di viale Aldo Moro, ha raccolto il messaggio e si è deciso a lasciare. Almeno in parte. Perché ha annunciato che in giornata firmerà il suo passaggio da consigliere provinciale dell’Idv a quello del gruppo misto.

Non una vera e propria dimissione, insomma. È un addio al partito, rimane invece nel suo ruolo istituzionale di consigliere provinciale. Anche perché, dopo la notizia esplosa la settimana scorsa a proposito dell’inchiesta che lo vede indagato, aveva dichiarato di aver fatto tutto nella norma e che lo avrebbe dimostrato al pubblico ministero della procura di Bologna Antonella Scandellari, titolare del fascicolo. Di fatto però, secondo alcuni documenti in mano agli inquirenti, ci sarebbero stati convegni rimborsati senza che questi avessero avuto luogo e ricevute per quattro cene avvenute nella stessa serata.

“Un errore dei miei collaboratori”, aveva ribattuto Nanni sulle prime, da giorni sotto le pressioni non solo della magistratura. I vertici dell’Idv, infatti, a iniziare dalla parlamentare Silvana Mura e del capo del partito Antonio Di Pietro, avevano fatto in modo che l’esponente bolognese dell’Italia dei Valori giungesse a fare un passo indietro anticipando che nel 2013 al sua tessera avrebbe potuto essere non rinnovata, data la situazione giudiziaria.

Una situazione la cui origine risale alla primavera scorsa quando l’ex coordinatore cittadino dell’Idv, Domenico Morace, era tornato a denunciare una gestione da verificare per i 450 mila euro in dotazione al gruppo regionale nella legislatura del 2005-2010. Morace era stato querelato per le sue parole da Silvana Mura, chiamata in causa dalla sua ricostruzione, e aveva a propria volta presentato un esposto contro di lei. Fatto sta da quelle dichiarazioni è stato aperto un fascicolo che ha condotto fino alla decisione di Nanni di passare in Provincia al gruppo misto. Nel frattempo Liana Barbati, attuale capogruppo Idv, ha annunciato la scelta di partito di far certificare i proprio resoconto.

 Consigliere Nanni, dunque ha lasciato l’Idv?

“Ho deciso, sì, e nel pomeriggio formalizzerò il passaggio al gruppo misto. Non voglio assolutamente che il partito sia toccato da questioni che riguardano me. E dico di più, se dovessi essere condannato, eventualità che escludo, non mi candiderei mai più. Credo nella politica di Di Pietro e ci crederò sempre”.

La procura le muove addebiti in merito alla sua gestione dei fondi regionali. È già andato dal magistrato per dare la sua versione?

“No perché non ho ancora ricevuto niente di ufficiale. Per quel che mi riguarda mi riterrò indagato solo dopo che le accuse mi saranno state formalizzate. Intanto però ho già deciso di passare al gruppo misto. La sfido a trovare un altro politico, governatori di Regione compresi, che abbiano fatto lo stesso”.

È una stoccata al governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani, anche lui sotto inchiesta?

“Certo che no. Errani lo conosco da tanto tempo e lo stimo troppo perché sia una stoccata nei suoi confronti”.

Sulla sua decisione quanto hanno contato le pressioni dei vertici del partito?

 “Nei giorni scorsi ho ricevuto solo una telefonata dall’onorevole Silvana Mura che mi diceva che il mio passo indietro sarebbe stato opportuno. E sono ben felice di farlo, anche se avevo già deciso prima che lei mi chiamasse”.

 In merito al suo ruolo di consigliere provinciale, da quello invece non si dimette?

“Alle provinciali del 2004 e del 2009 e alle regionali del 2005 sono stato il più votato. Dunque al momento non ritengo di dover rassegnare le dimissioni da consigliere, basta il passaggio al gruppo misto. Quando riceverò un avviso formale dalla procura, però, valuterò anche questa opzione. Per il momento si sta ragionando su fughe di notizie giostrate ad arte e si fanno congetture su ipotesi”.

Ma altri particolari emergono intanto dalle indagini portate avanti dalla Procura della Repubblica di Bologna. Quando la Guardia di finanza nei mesi scorsi aveva fatto visita all’ufficio di presidenza del Consiglio regionale per chiedere le fatture di Nanni, trovò una sorpresa. Non solo le Fiamme gialle non  trovarono quelle intestate all’Italia dei Valori.  Anche la documentazione di diversi altri gruppi non era stata depositata. Né in forma di rendicontazione, né appunto come fatture. Eppure una legge regionale, in vigore durante la passata legislatura, prevede invece che a fine mandato i gruppi in consiglio portino all’ufficio fatture e ricevute.