Maledizione al caro Rc-Auto in provincia di Napoli e Caserta. Lì dove se la tua patente è fresca di stampa un tagliando può arrivare a costare fino a 4mila euro annui. Lì dove si concentra una buona fetta di quei 4 milioni di veicoli che circolano senza copertura assicurativa. Lì dove c’è chi si ingegna. Nell’illegalità. E dove fa capolino la camorra. Nel cuore di Gomorra il clan dei Casalesi ha creato ed alimentato un vasto mercato di polizze contraffatte. Con i marchi Generali e Lloyd’s, mica compagnie qualsiasi. Tagliandi identici in tutto e per tutto a quelli autentici. Affissi su auto e berline di ogni tipo e cilindrata tra Casal di Principe e dintorni. Realizzati e stampati anche grazie a un sito internet pirata, con server negli Stati Uniti, in Arizona. Un sito del quale gli indagati parlavano, pure troppo, al telefono: scambiandosi i dati, le password, i codici, tramite i quali scaricare i contratti e stamparli. Senza sapere di essere ascoltati e incastrati da quelle conversazioni troppo sciolte, che spesso vertevano sulle difficoltà di utilizzo dei programmi: i fogli qualche volta uscivano bianchi, o coi dati sbagliati. Nonostante questo, l’affare si manteneva su livelli rispettabili. Un giro da 60mila euro al mese (con punte oltre i 100mila euro), sul quale vegliava il boss Michele Fontana. Uno che conta, uno che gode dell’amicizia e della fiducia del grande capo dei Casalesi, Michele Zagaria.

La vicenda è raccontata in un’indagine del pm Cesare Sirignano, della Dda di Napoli, culminata in 17 arresti. Le carte e le parole di un pentito, Salvatore Venosa, spiegano che andavano forte le ‘polizze cinque giorni’, quei tagliandini difficilissimi da controllare che in teoria dovrebbero essere usati esclusivamente da rivenditori e concessionari per consentire una prova dell’auto in vendita. Costano circa 30 euro, e vanno via come il pane. Marchiati Generali. Con il foglio riconosciuto dall’Isvap. Era la preoccupazione di uno degli indagati, intercettato al telefono: “Quello è importante, il foglio riconosciuto dall’Isvap”.

Un’altra conversazione captata di nascosto descrive la portata del giro d’affari: “Ulderi’, ma ci bastano pure duecento polizze alla settimana… – calcola a voce alta un complice – le compriamo a sei, le compriamo a cinque euro, le vendiamo a venticinque, sì e no sono quattromila euro alla settimana per uno… sono quattromila euro alla settimana, sono milletrecento euro per uno alla settimana.. ti rendi conto?”. Certo che se ne rendevano conto. Ma un forsennato passaparola e il vizio degli indagati di lasciarsi andare al telefono al troppo entusiasmo (“dividiamoci la zuppa”, ed ancora “il piano di guerra si deve fare bene ragazzi”) finisce per fermare la giostra. La Procura, che sta indagando per conto suo su giri di tangenti e scommesse clandestine, scopre tutto, semina cimici nei posti giusti, ascolta e annota. Uno dei capi invita alla prudenza gli affiliati, a non parlare troppo al cellulare. Ma ormai è troppo tardi.

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