Ok, Boia è una parola grossa. Forse troppo grossa presa da sola, ma non è una parolaccia. Chi ha un minimo di autonomia culturale capisce benissimo che quel “boia” andava inteso come ” Boia politico”.
Ed è innegabile che Giorgio Napolitano non sia un presidente super partes, e che stia facendo di tutto, anche parecchie cose non propriamente istituzionali, per garantire la sopravvivenza del governo delle larghe intese, lo status quo, il mantenimento di una situazione politica stagnante e putrida mentre il Paese va a catafascio. Al punto che persino una istituzione come Bankitalia utilizza la parola “ingiustizia” per descrivere la realtà italiana, dove la ricchezza non è diminuita, ma si è concentrata nella mani di pochi. 
Sta facendo, il presidente, di tutto per tagliare qualsiasi testa tenti di alzarsi per dire qualcosa di diverso dalla marmellata indistinguibile che proviene da Letta, Alfano, Renzi o Berlusconi. 

Ma l’importante è fare una riforma elettorale che diminuisca ulteriormente il livello di democrazia del Paese. L’importante è che sopravviva una casta politica indifferente alla fuga della Fiat, all’indecenza della vicenda Electrolux, indifferente alla disoccupazione giovanile. L’importante è tarpare le ali a qualsiasi ipotesi di nuova politica. Che sia Rodotà, che sia il MoVimento 5 Stelle o chiunque altro.

L’importante, per il Presidente e per la casta di cui è espressione somma, è tenere fuori i cittadini dalle scelte che li riguardano. Perché, ne siamo certi, se i cittadini avessero gli strumenti per farlo, la casta sarebbe spazzata via.

Ps: Su “Boia” si può anche discutere. Boia chi molla invece no, quello proprio non lo si può dire. E non perché il Parlamento sia sacro, ma perché siamo in una Repubblica antifascista.