Se fosse vissuto nel tredicesimo secolo il senatore Carlo Giovanardi sarebbe stato il “muso ispiratore” ufficiale del sommo Alighieri e della sua legge del contrappasso: nell’inferno dantesco, i superbi che in vita hanno tenuto troppo alta la testa, sono costretti a camminare a testa bassa, gravati da pesi enormi; similmente, oggi, chi nella vita ha ingaggiato una crociata contro le “diversità” se le ritrova inaspettatamente in casa. “Chi la fa l’aspetti” si potrebbe semplificare.

In realtà la figlia di Giovanardi che confessa al padre di avere un compagno nero, rasta, e sposato con un uomo sembra il frutto di una volontà celeste riparatrice. Compensatrice. Una nemesi storica che risarcisce, ma solo in parte, di frasi del tipo “due donne che si baciano è come vedere uno che fa la pipì per strada” o “l’Olocausto dei gay non c’è mai stato” rimuovendo la realtà storica delle migliaia di omosessuali rinchiusi nei campi di concentramento nazisti.

Chissà se questa “giustizia divina” si manifesterà anche sotto altre forme: magari il figlio di Salvini si sposerà con una giovane nigeriana sbarcata a Lampedusa; e la figlia di Pier Silvio, nipote di Silvio, si innamorerà perdutamente di un giornalista del “Fatto”. Comunista, e interista.