C’è una notizia in questi giorni che mi ha fatto rabbrividire: la possibile realizzazione di un centro conferenze e di un grande hotel ad Hanging Rock, una località di rocce vulcaniche che si ergono da una fitta vegetazione a circa settanta chilometri da Melbourne.

Chi abbia un minimo di dimestichezza con la storia del cinema non può non avere ammirato l’incantevole film di Peter Weir “Picnic ad Hanging Rock”, la storia di alcune ragazze di un collegio australiano che, il giorno di San Valentino dell’anno 1900, durante una gita appunto ad Hanging Rock, scompaiono letteralmente nel nulla, e la pellicola non spiega il perché della loro scomparsa ma solo le ulteriori drammatiche vicende che ne seguirono.

Pochi altri film come questo di Weir sono riusciti a descrivere l’incanto ed il mistero che possono promanare dalla natura. Ed a celebrare nel contempo la maestosità della stessa. Un tema che Weir riprenderà seppure in termini completamente diversi in “Mosquito Coast”. Ed anche qui sarà la natura a sconfiggere l’uomo.

Ora il santuario potrebbe essere profanato e già i locali si sono mossi promuovendo una petizione perché ciò non avvenga.

Certo, Hanging Rock ha già perso in questi decenni buona parte del suo fascino originario. Chioschi, bar, centri visite lo inquinano. Al posto del grido “Miranda, Miranda” e del flauto di Gheorge Zamfir, in questi anni si sono sparse nell’aria le note del Boss, di Rod Stewart e quest’anno si esibiranno  i Rolling Stones sulle loro costose sedie a rotelle. Ma per favore almeno preservate questo luogo magico dal cemento!