“Con chi sta Franci, con Lorenzo?”. “No mamma ora con Ludovico, Lorenzo sta con Camilla”. Non ci troverei niente di male, eppure lo riconosco: non sono granché moderna, non sto al passo con i tempi. Il fatto è che il dialogo si svolge nella classe di Adriano. Ma Adriano ha 5 anni e frequenta la scuola d’infanzia. Certo, non si può negare che i primi turbamenti per l’altro sesso comincino già a quell’età. La natura sembra lasciare prestissimo le prime tracce della meraviglia che ci prende per l’altro, per l’amato. E poi è chiaro, sono innocenti giochi di bambini.

Però mi chiedo se il ruolo degli adulti sia quello di catalogare queste simpatie in una maniera che faccia così esplicito riferimento a quello che succederà più tardi. Mi chiedo se accostare le prime simpatie all’amore adulto non sia un po’ fuorviante per un bambino. Non vorrei che lentamente si facesse strada l’idea che lo stare insieme sia l’unico modo per rapportarsi con l’altro sesso. Non vorrei che Lorenzo, Ludovico e Francesca si ritrovassero a pensare che il modo normale per crescere nell’amore sia una lunga catena di partner che comincia col grembiulino a quadretti e finisce (ma come, poi?) all’altare (forse).

Senza nulla togliere alla potenza dell’esperienza dell’innamoramento, mi chiedo se sappiamo preparare i nostri figli alla bellezza del conoscere l’altro per quello che è. Capiranno bene la grandezza dell’essere amici, del conoscersi, rispettarsi e crescere insieme, almeno a quell’età, in maniera aperta? La scoperta libera, dell’altro, indipendentemente dal sentimento esclusivo che ha vagamente a che fare col possedere e, nei casi peggiori persino col macinare, consumare.

Anche l’amore che verrà d’altronde mi sembra avere più a che fare con la lentezza che con il turn over, bisogna prima aver conosciuto la differenza, la bellezza, il rispetto, il confronto. Dopo sarà tutto più difficile: essere uomini e donne farà sentire più forti i morsi dell’attrazione sessuale che spariglia tutte le carte. Se almeno all’asilo li lasciassimo lontani dai tentacoli del possesso? E poi l’amore sano, mi sembra possa trarre giovamento dalla scuola dell’amicizia. E l’amicizia, se l’avranno conosciuta nella sua bellezza e unicità, sarà il più potente sostegno quando gli scossoni dell’amore travolgeranno questi cuori, speriamo, non troppo piccoli.

di M.Valeria Valerio

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 20 gennaio 2014