In Sardegna la guerra dei mari attorno al Tirreno è entrata prepotentemente nella turbolenta campagna elettorale in vista del voto del 16 febbraio. I due contendenti sono l’attuale governatore (e candidato) di centrodestra Ugo Cappellacci e l’armatore Vincenzo Onorato, patron di Moby e socio di Tirrenia, due delle principali compagnie di navigazione da e per l’isola. Ognuno al suo posto da combattimento, come da tempo. Le accuse sono velenose e con strascichi sulla delicata politica dei trasporti: foraggiamento di un altro candidato in corsa per la poltrona da presidente. Ossia, sponsor semi-occulto. E il riferimento, velato, ma non troppo, va a Michela Murgia, la scrittrice che si presenta con la coalizione Sardegna possibile. Ma nessun nome è stato fatto, per ora.

E si ripetono le polemiche a tema, in linguaggio tutto marinaresco. Quelle dell’opposizione, da sempre all’attacco, e quelle della stessa Murgia che paragona l’attuale presidente allo ‘Schettino della politica’. Le insinuazioni di Cappellacci non sono passate inosservate. Durissima la replica di Onorato che annuncia querela per diffamazione e rilancia: “Sono ridicole affermazioni finalizzate strumentalmente a distrarre l’opinione pubblica“. Da cosa?. Dalla stangata arrivata dall’Ue sulla Flotta sarda, il progetto messo in piedi dall’esecutivo nell’estate del 2011 per contrastare il “caro traghetti” del 2011. Da Bruxelles è arrivata una nota: la Saremar, di proprietà della Regione, dovrà restituire 10,8 milioni di euro, considerati illegittimi.

La ragione è la stessa che affligge altre partecipate: aiuto di Stato, quasi un peccato originale per molte spa decotte tenute in piedi dai soldi pubblici. Il finanziamento avrebbe violato, secondo l’Ue, il principio di libera concorrenza, e procurato un vantaggio a danno delle altre compagnie. Due le contestazioni mosse dalla Commissione: un versamento di 6 milioni di euro in condizioni non di mercato e un ulteriore finanziamento di 10 milioni di euro per coprire i costi delle due tratte. Il primo non è stato fatto in presenza di un piano di ristrutturazione, il secondo non era accompagnato dalla specificazione degli obblighi di servizio e dal meccanismo di compensazione. Cappellacci denuncia un complotto e tempistiche sospette, viste le imminenti elezioni. E continua per la sua strada. Farà ricorso Tribunale europeo e alla Corte di giustizia e non rinuncerà al progetto. Considerato “una battaglia per la libertà”.

Flotta sarda: biglietti più bassi, conti in rosso
Sono due le tratte coperte dalla Flotta sarda, tenuta in mare per due anni consecutivi (2011 e 2012) con cui hanno viaggiato 464.295 passeggeri fino allo stand-by annunciato dallo stesso Cappellacci la scorsa primavera. Le navi, a noleggio, hanno fatto la spola – esclusivamente d’estate – tra Porto Torres e Vado Ligure e tra Olbia e Civitavecchia a prezzi decisamente ridotti. Scintu e Dimonios i nomi dal richiamo identitario dei traghetti con impresso sul comignolo il simbolo dei 4 mori. Nessuna gara e affidamento diretto a Saremar, ex Tirrenia diventata partecipata regionale, con l’iniezione di denaro pubblico. Quindi biglietti più bassi ma a carico del contribuente. Perché per ogni viaggiatore la Regione ha speso 41 euro e il costo del nolo era di circa 30mila euro al giorno. Da qui il richiamo della Corte dei conti, anche nazionale, che ha citato l’iniziativa come “fenomeno corruttivo”.

Il progetto è comunque andato avanti, almeno sulla carta, fino alla costituzione di una partecipata ad hoc nel settembre 2012: la Flotta sarda spa, con una legge in Consiglio regionale con i soli voti della maggioranza. Per ora solo una scatola che, con questa nuova costituzione, non ha mai operato. L’intento in tutti questi anni era “contrastare il monopolio Tirrenia”, far abbassare i prezzi, e soprattutto portare avanti una rivolta contro i “signori del mare”, come ha sempre ribadito Cappellacci. Armatori apostrofati in questi giorni addirittura “pirati”.

Il cartello delle compagnie
La battaglia navale nasce nell’estate del 2011, i prezzi dei biglietti da e per la Sardegna sono aumentati anche del 60 per cento, creando un crollo del traffico con ripercussioni anche sulle stagioni successive. I rincari simultanei non sono passati inosservati: l’Antitrust, su ricorso della Regione e delle associazioni dei consumatori, ha infatti sanzionato Moby, Grandi navi veloci, Snav e Marinvest con una multa da 8 milioni di euro per aver messo in piedi il cartello. Le compagnie hanno fatto ricorso e giustificato l’aumento con il caro-carburante.

Il fiume di denaro sul Tirreno
Quella sulla Flotta sarda non è l’unica inchiesta aperta dalla Ue: sotto il suo mirino c’è anche la privatizzazione della Tirrenia chiusa nel 2012 sotto il governo Monti. Bruxelles indaga per capire se il prezzo “è stato o meno congruo all’effettivo valore del marchio Tirrenia e delle sue navi”. La garanzia della “continuità territoriale”, tanto agognata , è costata 580 milioni di euro di contributi statali, ossia 72,6 milioni l’anno fino al 2020. La cordata acquirente ha garantito il rinnovo delle flotta e più viaggi. I nuovi proprietari non sono dei novelli inesperti, ma noti armatori attivi spesso nelle stesse tratte. La Cin, infatti, compagnia italiana di navigazione, in seconda versione, ha come socio di maggioranza al 40 per cento, la Moby di Vincenzo Onorato. L’ultima sanzione è recente, del 2014: l’Antitrust ha imputato a entrambe di non aver non aver rispettato, per quanto riguarda i prezzi dei biglietti, i parametri tariffari stabiliti dall’Autorithy in seguito alla privatizzazione Tirrenia. Già annunciato, ovviamente, il ricorso. Le multe sono rispettivamente 500mila euro per la Moby e 271mila per la Cin-Tirrenia. Poca cosa rispetto ai capitali, e interessi, che si muovono sul Tirreno.