Il primo giorno dell’Italicum in Parlamento è stato a dir poco difficile, ma alla fine le novità sono cinque. La prima, politica: anche il Nuovo Centrodestra ha firmato il testo partito dall’intesa Renzi-Berlusconi, anche se insiste sull’introduzione delle preferenze (problema principale nel confronto anche dentro al Pd). La seconda: non ci saranno norme “Salva Lega”, quindi al momento il Carroccio – se si coalizzerà con Forza Italia – dovrà raggiungere il 5% per avere suoi rappresentanti in Parlamento. La terza e la quarta, più tecniche: non saranno possibili le candidature multiple (stile Berlusconi capolista in tutte le circoscrizioni) e ci sarà l’obbligo di comporre il 50% delle liste con candidate donne. La quinta: i metodi utilizzati dai deputati elaboratori del testo (di Pd, Fi e Ncd) non sono stati proprio il massimo, visto che i Cinque Stelle parlano di “metodo indecente di lavoro” e di “testo incompleto”.

IL TESTO BASE DELL’ITALICUM
Il relatore e presidente della commissione Affari Istituzionali di Montecitorio
 Francesco Paolo Sisto ha depositato intorno all’ora di cena il testo della riforma elettorale. Quindici pagine composte da due soli articoli: il primo raggruppa le “modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati”, il secondo le “modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica”. Sarà accompagnato da due allegati, che vengono citati nel testo ma non sono stati ancora presentati. Manca anche l’introduzione del relatore, che in genere accompagna le proposte di legge. E la bozza reca una semplice intestazione: “Proposta di testo base”. Oltre a quelle dei deputati di Pd e Fi, ci sono anche le firme degli alfaniani, convinti dopo che è decaduta l’idea di una norma che salvasse i partiti regionali (segnatamente la Lega Nord). Il voto sul testo base è stato fissato a domani (23 gennaio) nel tardo pomeriggio. Nel frattempo in mattinata la conferenza dei capigruppo stabilirà se far slittare l’approdo nell’Aula di Montecitorio dal 27 al 29 gennaio.

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE: “E’ CARTA DA PARATI”
Ma le difficoltà nella composizione del testo hanno fatto partire la protesta del Movimento Cinque Stelle, ma per il momento nel metodo più che nel merito. “E’ arrivato il testo dell’Italicum ed è da subito considerato ‘testo base’, cioè il testo ufficialmente approvato dalla commissione come base sulla quale emendare. Questa è una gravissima violazione del regolamento della Camera” afferma la capogruppo stellata in commissione Fabiana Dadone. “Questo testo – aggiunge – non è passato dagli uffici dei testi normativi della Camera, non è stato abbinato alle altre proposte, non è stata discussa (perché non esisteva) né è stata votata come testo base. Formalmente è solo carta da parati, non può essere testo base!”. Peraltro, aggiunge, “non ha alcuna relazione illustrativa né contiene le tabelle a cui fa riferimento nell’articolato. Eppure il presidente Sisto, ritornato rapidamente alla maggioranza, si attacca ad una presunta prassi di Violante e via, il regolamento diventa carta-straccia in meno di un battito di ciglia. Sono allibita!”. 
Non sono il materiale è in completo, ma “il relatore ha detto che è un testo ‘di massima’. Un testo che ci è arrivato solo via mail, non è accompagnato da alcuna relazione e senza le tabelle allegate che dividono le circoscrizioni. Non è un modo di lavorare decente. Manca una parte integrante del testo che è decisamente importante”. 

Alla Dadone replica subito lo stesso Sisto: “Non ho mai detto che il testo depositato stasera in Commissione sia un ‘testo di massima’, ho chiarito che si tratta di un ‘progetto di massima’ accurato, che è cosa ben diversa da quanto riferisce il capogruppo del Movimento 5 Stelle. Il testo base deve ritenersi un testo unificato, un punto di partenza chiaro per consentire una discussione essenziale e ‘utile’ da parte della Commissione”. “La delicatezza della legge elettorale – aggiunge – ha imposto di affidare alla dinamica del dibattito l’approfondimento di alcuni temi, fra cui le ipotesi di individuazione dei collegi territoriali; in questa ottica, ogni prodotto finito sul punto sarebbe stato irriguardoso dei meccanismi di formazione della volontà parlamentare. Mi auguro che il Movimento 5 Stelle, nel rispetto delle pur diverse opinioni, non vorrà sottrarre il proprio contributo a che il nostro Paese abbia finalmente la legge elettorale che merita”.

NIENTE PREFERENZE E PREMIO DI MAGGIORANZA AL 35%
Nei contenuti, per il resto, non ci sono sorprese. Non c’è nessuna norma “Salva Lega”, ma viene salvaguardata la tutela delle liste delle minoranze linguistiche che abbiano “conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione” il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche.

Di preferenze neanche l’ombra. In ogni collegio plurinominale, si legge, “è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei” e ciascuna lista non può essere formata da un numero di candidati superiore ai seggi assegnati. E prevede che sulla scheda ci siano il simbolo di lista, insieme a nome e cognome dei candidati. Al limite massimo di sei seggi assegnati in ciascun collegio saranno possibili eccezioni. Ma la questione è tutt’altro che chiusa. Alfredo D’Attorre (Pd) ha annunciato che il partito lavorerà a un emendamento unitario, ma senza strappi. Versione confermata in serata dall’ex presidente democratico Gianni Cuperlo: “Chiederemo al gruppo Pd di discutere una serie di emendamenti migliorativi al testo e proporremo che sia tutto il gruppo a farli propri” Tra i “punti delicati”, Cuperlo ha indicato “il diritto dei cittadini a scegliere i loro rappresentanti”. Ha comunque sottolineato che non ci saranno emendamenti della minoranza: “No alla logica correntizia”. E qui si aggiunge anche la voce del Nuovo Centrodestra: “Il testo contiene aspetti critici e di costituzionalità che occorre esaminare e correggere nell’iter parlamentare – dichiara il capogruppo Enrico Costa – Innanzitutto il tema delle preferenze: occorre che siano i cittadini a scegliere i parlamentari, scrivendo il loro nome sulla scheda”.

Invariata rispetto all’accordo Renzi-Berlusconi anche la soglia del premio di maggioranza che resta al 35%: chi supera questa quota ha diritto a un premio del 18% e arriva in questo modo a 340 seggi alla Camera. Se nessun partito o coalizione arriva al 35% è previsto un secondo turno di ballottaggio. Confermato anche che in caso di ballottaggio, fra il primo turno di votazione e il ballottaggio, non sono consentiti apparentamenti fra liste o coalizioni. In caso di vittoria al ballottaggio si conquistano 327 seggi. I restanti 290 vengono ripartiti proporzionalmente “tra le altre coalizioni di liste e singole liste”. Anche qui sia dal Pd (più timidamente) sia dall’Ncd (in modo più convinto) si ripete che servono modifiche: la soglia va alzata (c’è chi dice al 38%, c’è chi dice al 40, altri dicono anche oltre 40). Non cambia niente – rispetto al progetto iniziale – per le soglie di sbarramento: le coalizioni dovranno superare la soglia del 12 per cento, i partiti coalizzati il 5, i partiti non coalizzati l’8%.