Caro Onorevole Stefano Fassina, innanzitutto un plauso al gesto: in un paese in cui l’attaccamento alla poltrona supera quello alla mamma, vedere che lei “non ha la colla nelle chiappe” – come disse, con sottilissima metafora, l’ex ministro dimissionario Josefa Idem – è una boccata d’ossigeno. Ma oltre al gesto formalmente apprezzabile c’è anche il merito, e su questo mi permetto di sollevare alcune perplessità. Una su tutte: possibile che con tutti i problemi che abbiamo, con i dati economici drammatici che riguardano l’Italia e che lei conosce bene, dobbiamo trovarci senza viceministro dell’Economia (mica un ruolo qualunque) per la battuta-non battuta del segretario Renzi “Fassina chi?”.

Laureato alla Bocconi, economista al Fondo Monetario Internazionale, lei rivendica, a differenza di Renzi, “un ex portaborse diventato sindaco di Firenze per miracolo” – parole sue – “una lunga esperienza professionale fuori dalla politica”. Da tangenziale alla politica ora però lei è diventato perpendicolare: perché invece di mettere queste competenze (rare nel nostro panorama politico, ahimè) al servizio degli italiani, decide di dimettersi per beghe di partito? Perché questo sono: lei ha chiesto un rimpasto di governo per far entrare – e “responsabilizzare” – i renziani dopo il congresso e Renzi l’ha liquidata con una battuta-non battuta. I disoccupati, gli imprenditori, i precari, le famiglie italiane non stanno più nella pelle per questa querelle d’inizio anno! Chi dovrebbe occuparsi del loro pasto pensa al rimpasto. Applausi.

Di occasioni per dimettersi, caro Fassina, ne avrebbe avute di ben più dignitose in questi otto mesi. All’inizio, per la verità, manco voleva entrarci, nel governo, per la “continuità con Monti”, ma è bastata la nomina a sottosegretario prima e a viceministro poi, per farle cambiare idea. Dopodiché ha combattuto – e perso – molte battaglie: non sarebbe stato meglio lasciare per l’aumento dell’Iva, il taglio dell’Imu, la sudditanza all’Europa, la legge di Stabilità a sua insaputa, invece che per Renzi?

Soprattutto, ci saremmo aspettati le sue dimissioni dopo aver detto: “Esiste un’evasione di sopravvivenza. La pressione fiscale è insostenibile”, che è come se un magistrato dicesse “capisco i delinquenti”. Invece niente, rivendicò quella frase e rimase al suo posto, ottenendo il plauso di Brunetta, che la paragonò giustamente a Berlusconi (ma non era Renzi quello che a suo dire “ripete a pappagallo ricette di destra”?), e del centrodestra. Gli stessi che ora si congratulano per il suo passo indietro e le fanno tanto piacere. Sigh. Non pago, si fece pure fotografare cheek to cheek con Brunetta su Panorama per annunciare “La nostra grande intesa”. Questo sì è insostenibile!

Adesso, da deputato semplice (e forzista ad honorem), cosa farà? Guiderà l’opposizione interna al Pd o si dimetterà pure dal partito e tornerà a fare l’economista? Sono le domande su cui si arrovellano tutti gli italiani, che purtroppo non si possono dimettere da nulla. Un cordiale saluto.

Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2014