Dopo il formaggio e il latte materno, la diossina è entrata anche nel latte dei bovini che pascolano nell’agro di Massafra, comune a circa 20 chilometri da Taranto. Il nuovo allarme è partito dopo le analisi compiute dall’Asl che hanno rivelato la presenza di inquinanti in quantità doppia rispetto al limite consentito. Dopo gli esami svolti dall’istituto zooprofilattico di Teramo, infatti, i valori riscontrati nei campioni erano di 11,72 picogrammi per grammo di grasso rispetto al limite di legge consentito di 5,5. Il nuovo allarme, secondo l’Arpa Puglia, potrebbe avere due cause: l’utilizzo di mangimi prodotti in terreni contaminati oppure la contaminazione dei suoli dell’allevamento. Intanto l’agenzia regionale guidata da Giorgio Assennato ha chiarito che è “necessario dar seguito ad approfondimenti tecnico-ambientali” e nel frattempo ha stoppato le procedure autorizzative per il raddoppio di una centrale termoelettrica situata a circa un chilometro dall’allevamento.

La centrale, non è indicata come la causa certa dell’inquinamento, ma come una “potenziale sorgente” di diossina. Per l’allevamento nel quale si trovano i bovini alla diossina e gli altri esistenti nell’agro di Massafra, secondo Arpa, “risultano, di fatto, in condizioni di criticità in quanto interessati dal trasferimento di microinquinanti organici (diossine e Pcb)” anche se “non sono stati riscontrati superamenti dei medesimi parametri nelle acque di abbeveraggio dell’allevamento, acque provenienti da falda profonda, e in un campione di suolo dell’area dell’azienda agricola”. Insomma una situazione delicata e allarmante che ora dovrà essere approfondita per arrivare alle vere cause. L’agenzia di protezione ambientale si è già detta disponibile in una lettera a firma di Assennato, del direttore scientifico Massimo Blonda e della dirigente Barbara Valenzano, “a collocare quanto prima un deposimetro per il controllo di microinquinanti ed uno per i metalli pesanti unitamente ad un campionatore di vento selettivo per i rilievi del caso” oltre ad approfondimenti tecnici, campionamenti mirati e sopralluoghi.

Il primo cittadino di Massafra, Martino Tamburrano (Forza Italia), però, ha reagito chiedendo le dimissioni di Assennato: “Apprendo dalla stampa di diossina nel latte, di veleni e di paura. La domanda nasce spontanea: l’Arpa ha dati nuovi e certi o si crea solo allarmismo in un momento particolare ed in un territorio già penalizzato e additato come ‘pericoloso’?”. Ad Assennato, ha aggiunto Tamburrano, “chiedo certezze e non allarmismi. Se il territorio è inquinato me lo si dica in modo chiaro e adotterò tutti i consequenziali e opportuni atti a tutela della salute pubblica”. Sulla vicenda è intervenuta anche Legambiente che in una nota ha evidenziato come questo nuovo allarme sia “l’ennesimo elemento della criticità di un territorio che non può più sopportare alcun ulteriore carico ambientale” e ha ribadito il suo “no categorico” al raddoppio del vicino termovalorizzatore definito “un progetto paradossale e insostenibile, contrario ai vincoli urbanistici e agli obiettivi di raccolta differenziata”.

Un allarme diossina, insomma, che torna esattamente cinque anni dopo quello che portò all’abbattimento di oltre 2mila pecore contaminate e che diede vita alla maxi inchiesta sull’Ilva di Taranto (che al momento non è interessata dalla vicenda di Massafra) che si è conclusa poco fa con 53 indagati, il sequestro degli impianti (su cui ora vige la facoltà d’uso) e il commissariamento della fabbrica con Enrico Bondi

Ma l’allarme bovini alla diossina è l’ultimo atto di una settimana calda a Taranto. Dopo lo scontro tra ambientalisti e Arpa sui valori di alcuni inquinanti, nei giorni scorsi il Fondo Antidiossia Onlus aveva diffuso i dati sulle analisi effettuate sulle uova. Dagli esami erano emersi valori al di sotto dei limiti di legge, ma per gli ambientalisti sono necessarie nuove indagini per capire come mai il range supera “i valori accettabili”. Anche il dg Arpa, Giorgio Assennato, che ha definito “prezioso” il contributo offerto dal Fondo Antidiossina che ha commissionato le analisi, “i valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti, ma, contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI), possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario”. Le uova sono state prelevate a Martina Franca, comune a circa 30 km dalla zona industriale da Taranto, infatti avevano un valore di quasi 0,9 picogrammi mentre i dati accettabili devono essere inferiori a 0,2 picogrammi.