Caro Pier Luigi,

sono uno dei tuoi moltissimi elettori acquisiti. Non ti ho votato manco mezza volta alle primarie, né a te, né al sor Cuperlo, ma quando sei diventato il segretario del partito che pensavo di votare, ti ho votato con fiducia, anche se non condividevo alcune tue impostazioni e idee. Però, che dirti, sei uno di quei politici che mi hanno sempre dato un certo senso di sicurezza. Perché hai una bella storia politica personale che ispira serietà, e perché so, sempre dalla tua storia, dalle leggi che ti sei immaginato quando eri ministro dell’Industria, dalle riforme che hai saputo far approvare, che sei un politico onesto e anche molto competente. Di questi tempi, una rarità.

Di recente, non ho condiviso la tua linea sui diritti civili, e nemmeno quella sugli F-35. Non mi è piaciuta la campagna elettorale giaguaresca, né il modo insieme remissivo e signorile con cui ti sei presentato dopo le elezioni ai parlamentari del M5S, e non sono sicuro che aver proposto loro di sostenere un governo di minoranza del Pd basato su 8 punti che potevano avvicinare i due movimenti sia stata una mossa giusta, in quel momento. Non ho apprezzato affatto il “no” alla candidatura Rodotà, ho letteralmente odiato sia lo sgambetto dei 101 che la ricandidatura di Napolitano al Quirinale, e non parliamo poi della scelta delle larghe intese con Berlusconi prima e Alfano poi, voluta appunto da Napolitano.

Quindi non sono poche le cose che ci dividono, in politica. Eppure resta il fatto che io di te mi fido molto, perché penso che anche quando persegui una strada per me sbagliata, lo fai perché ci credi davvero e pensi sia giusta. Non ci sono motivazioni dietrologiche o convenienze. Tu, ci credi, hai una tua visione, che semplicemente non è la mia. E per i tuoi errori, per i quali ti sei giustamente dimesso: solo chi non fa, non sbaglia mai. Ora ti stai riprendendo da un’operazione delicata, alla capoccia. Non vedo l’ora che tu possa leggere queste poche righe per poterti dire: DAJE, PIER LUì, alla romana. Un “DAJE!” che viene da un romano, uno stomaco in fuga nel freddo canadese.

Con molto affetto, un compagno.