A Roma, a due passi dal Colosseo e dall’Arco di Costantino, sul lato opposto degli scavi sul Palatino, c’è il vecchio Antiquarium Comunale. In abbandono dal 1939. A breve distanza, il complesso costituito dal Casino Salvi, dall’edificio dell’ex palestra dell’Opera Nazionale Balilla e dalle aree esterne dell’ex Orto Botanico. Insomma l’istituendo Parco archeologico dei Bambini, con tanto di sistemazione esterna dei numerosissimi materiali archeologici, provenienti dal parco del vecchio Antiquarium. I lavori avviati nel 2000, ma non ancora conclusi. Così quegli spazi, rimangono chiusi al pubblico. 

I turisti in fila per entrare agli scavi del Palatino dall’ingresso farnesiano, lungo via di San Gregorio, spostando gli sguardi dal Colosseo all’arco di Costantino incontrano sul lato opposto della strada, in alto, un altro “rudere”. Ma non si tratta di alcun monumento antico. E’ l’antiquarium comunale del Celio, pensato dalla Commissione Archeologica Comunale per ospitare i rinvenimenti che avrebbe comportato l’attuazione del PRG del 1883. Anche in considerazione della saturazione degli spazi museali e dei magazzini esistenti. L’edificio, progettato dall’architetto Sneider seguendo i suggerimenti di Lanciani che ne avrebbe curato l’allestimento, fu realizzato solo in parte ed inaugurato nel maggio 1894. L’auspicato Museo Urbano si era così trasformato in un più modesto “Magazzino Archeologico”, inizialmente provvisto di sei sale. Ma non senza una sua rilevanza. Peraltro accentuata dal ricorso ad un modello espositivo innovativo per l’epoca, improntato a criteri cronologici, topografici e funzionali.

La risistemazione del 1929, ed insieme la costruzione di via dei Trionfi, ne determinarono da un lato l’impostazione espositiva, dall’altro la centralità topografica. Pochi mesi dopo i lavori per la costruzione della galleria della metropolitana nella tratta passante sotto l’Antiquarium, che avevano provocato alcuni cedimenti, la struttura fu chiusa e successivamente alcuni ambienti abbattuti. Da allora, più niente. I materiali archeologici negli anni trasferiti. Così da sessant’anni quello spazio è inutilizzato. Quasi ad immediato contatto con i resti cadenti di quella struttura, soffocata dalla vegetazione infestante e da alcuni alberi di ailanto, c’è una recinzione metallica. In più punti cartelli che segnalano il pericolo di crolli. Intorno, all’interno del parco che circonda la struttura in abbandono, il tempo non si è fermato. L’utilizzo continua. Tra alberi di cerri e blocchi di tufo antichi, dal 1990, quello spazio, noto solo più recentemente come “All’Ombra del Colosseo”, “è la rassegna più famosa dell’estate romana”. Come pubblicizza il sito di Roma Capitale, “più di 700 spettacoli per quasi 5 milioni di visitatori”. Smontate le strutture della manifestazione estiva, lo spazio diventa per alcuni giorni la location di Atreju. La kermesse giovanile della destra, dal 1997. Poi, nulla. Fino all’anno successivo.

Sul lato opposto di via del Parco del Celio, rispetto all’ingresso del vecchio Antiquarium, ci sono il Casino Salvi, costruito nel 1835 su una parte delle sostruzioni del tempio del Divo Claudio, l’edificio dell’ex Palestra dell’Opera Nazionale Balilla e le aree esterne dell’ex Orto Botanico. Nel giardino antistante il Casino si vedono dall’esterno della recinzione, oltre alla ricostruzione del sepolcro scoperto a piazza Santa Maria Liberatrice, a Testaccio, tanti materiali architettonici e numerose iscrizioni, provenienti in gran parte dal Parco del vecchio Antiquarium, sistemate già alla metà degli anni Ottanta. Ma ancora chiuse alla visite. Così come gli edifici. Eppure nel 1995 l’allora sindaco Rutelli dichiarava che nel 2000, usufruendo dei fondi per il Giubileo, sarebbe stata compiuta “la collocazione dell’Antiquarium nella Casina del Salvi”. In realtà in quegli spazi sono stati avviati i restauri e l’adeguamento alla funzione museale. Ma non completati. Nel 2003 il complesso è stato individuato come sede di un istituendo Parco archeologico dei bambini e affidato alle cure di Zétema Progetto. A questo scopo, utilizzando successivi finanziamenti, come gli 865.651,20 euro, oltre ai 55.939,41 di oneri della sicurezza stanziati da Roma capitale, sono stati progettati e avviati lavori che ancora proseguono. Senza alcuna previsione sul termine. Nonostante già nel 2006 se ne pubblicizzasse la prossima apertura.

Roma vive anche questo ennesimo paradosso. Ai margini dell’auspicata “più grande area archeologica del mondo” rimane un vecchio Antiquarium, mentre quello nuovo, a breve distanza, resta chiuso al pubblico. Mentre si sostiene di voler puntare sulla rigenerazione urbana, un edificio, peraltro nel pieno centro monumentale, continua a rimanere in abbandono. Nonostante i progetti che, con soluzioni anche contrapposte, lo hanno interessato. Uno spazio dell’indistinto continua a definire, in negativo, un settore della Città che si vorrebbe dell’identificazione culturale. E non è un problema trascurabile. 

video di Irene Buscemi