Tra i vari regali natalizi, uno dei più graditi è quello che vi allego qui: è la sentenza della Corte d’appello di Roma che rigetta il ricorso di Silvio Berlusconi. Pensate che, ‘con tutti i cazzi’ che ha, questo impunito continua a molestarmi per “L’odore dei soldi“, uscito nientemeno che nel febbraio del 2001 e balzato agli onori delle cronache il 14 marzo 2001 grazie a Daniele Luttazzi che mi invitò a presentarlo a Satyricon.

Da quel momento la Banda B. si scatenò in tutti i suoi travestimenti con otto cause civili (quattro per il libro e quattro per la trasmissione tv) contro di me, contro l’altro autore Elio Veltri e contro gli Editori Riuniti compresi; ma anche contro Luttazzi e l’allora direttore di Rai2, Carlo Freccero. In fondo si accontentavano di poco: una settantina di miliardi di lire di danni richiesti in tutto, uno scherzetto.

Lui, il Cainano, fece due cause per 31 miliardi in totale (quasi 16 milioni di euro); altre due le fece Confalonieri per Mediaset, chiedendoci 10 miliardi; due denunce le sporse Fininvest, lasciando – bontà sua – ai giudici di quantificare il danno; una a testa la sporsero Beppe Pisanu per Forza Italia (10 miliardi) e Giulio Tremonti per sé (1 miliardo). Le abbiamo vinte tutte e otto in primo grado. Ma la Banda B. ha insistitito con una raffica di ricorsi in appello.

E l’altro giorno mi è arrivata la sentenza della Corte di secondo grado che ha riasfaltato Berlusconi. La motivazione è sempre la stessa:  “L’odore dei soldi” contiene soltanto notizie vere e critiche politiche legittime. Naturalmente, come già ha fatto per “Satyricon”, ora il cosiddetto Cavaliere ricorrerà in Cassazione e noi, naturalmente, ci saremo con i nostri avvocati. Vediamo chi si stufa prima.

Ps. I decerebrati che negli ultimi mesi si divertono a dipingermi come un cripto-alleato di Berlusconi sono pregati di avvertirlo, affinché mi ricompensi per tutti i servigi che gli sto rendendo da quando sono passato dalla sua parte, o almeno la smetta di chiedermi 16 milioni di euro. Che, fra l’altro, temo di non possedere. 

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