Oggi è la Giornata Internazionale dei migranti, proclamata dalle Nazioni Unite nel 1990 ed in Olanda, insieme ai  “regolari” hanno manifestato anche i richiedenti asilo, gli invisibili schiavi moderni, quelli che fuggono da guerre e povertà cercando di costruirsi una vita migliore e restano intrappolati nelle maglie della macchinosa ed ingiusta burocrazia europea.

Tra loro, all’Aja, c’erano anche quelli di Wij Zijn Hier, un gruppo di migranti di base ad Amsterdam, provenienti da diverse zone dell’Africa, ai quali l’asilo è stato negato; si tratta oltre 200 persone che un anno e mezzo fa avevano iniziato una protesta vigorosa (e senza precedenti in Olanda) per il riconoscimento di diritti, costringendo le autorità dei Paesi Bassi a preoccuparsi del tema, troppo spesso ignorato, dei richiedenti asilo. E di farlo proprio ora, con l’economia ferma ed i populismi che soffiano sul malcontento degli olandesi.
La storia di Wij Zijn Hier (noi siamo qui) è una triste partita politica a poker, giocata sulla pelle di 200 individui, abbandonati dalle istituzioni alle attenzioni (ed alle finanze) di un gruppo di attivisti e della Chiesa Protestante di Amsterdam. Il gruppo di migranti, anche conosciuto come vluchtkerk, è una vera e propria istantanea di geopolitica africana degli ultimi 20 anni, con la presenza di profughi scappati dall’inferno delle guerre civili in Sudan, Somalia, Eritrea e Libia. Alcuni sono in Europa da un decennio, ignorati e dimenticati dalle autorità alle quali hanno chiesto di essere regolarizzati, altri sono arrivati da poco, soprattutto i libici, passati per il ‘lager’ di Lampedusa e giunti in Nord Europa, attratti dal miraggio di una vita migliore.
Loro, rispetto agli oltre 10mila fantasmi che vivono da anni nei Paesi Bassi in una dimensione parallela senza diritti, hanno deciso di uscire allo scoperto e dotare di soggettività politica la protesta, equipaggiandosi con una struttura coordinata dall’associazione no-profit We are here to support. Grazie a questo coordinamento, sono riusciti a fronteggiare le emergenze degli sgomberi, ordinati dal sindaco di Amsterdam, di quegli edifici in disuso che avevano di volta in volta trasformato in alloggi temporanei.

D’altronde, coloro che vivono nel limbo dei richiedenti asilo (soprattutto tra quelli ai quali è stato negato) non possono ottenere nulla legalmente. E in alcuni casi, non possono tornare indietro: il loro paese d’origine non li vuole (o il rimpatrio sarebbe a rischio per la loro incolumità), il paese di destinazione non li vuole e la tagliola del  Regolamento di Dublino (che obbliga il migrante a richiedere asilo al paese dove è stato registrato il suo ingresso in Europa) offre un’unica opportunità, senza appello.

E allora, in maniera “molto mediterranea”, la politica olandese ha iniziato un ben poco onorevole scaricabarili tra Amsterdam e l’Aja: da un lato il sindaco laburista di Amsterdam, Eberhard Van der Laan che sostiene di non avere responsabilità perché, dice lui,  è la legge ad avergli legato le mani, dall’altro la coalizione  (a guida conservatrice) del paese, che dice di non avere responsabilità, perché è la legge a parlare chiaro. Due toni diversi, due risultati identici: a nessuno, a tre mesi di distanza dalle elezioni amministrative (che rinnoveranno i consigli delle grandi città) e a sei dalle europee, passa per la testa di spendersi per trovare una soluzione ad un tema tanto impopolare quanto la questione politica dei richiedenti asilo.

I partiti populisti, dal canto loro, soprattutto il PVV di Wilders, sono appostati come cecchini, per mettere le mani sul “voto di pancia” ma la cantilena “Valuteremo solo casi individuali” ripetuta allo sfinimento dalle autorità olandesi non ha fatto indietreggiare di un passo il gruppo di Wij Zijn Hier; loro ripetono: “o tutti o nessuno”. Questa silenziosa guerra, va avanti ormai da un anno, e dopo diversi, maldestri tentativi di rompere il “fronte” da parte del comune di Amsterdam (tra i quali l’aver offerto un alloggio temporaneo solo a 50 migranti su 150) che hanno prodotto l’unico risultato di accrescere la visibilità del gruppo e di incrementare il sostegno alla loro causa, hanno trovato un nuovo alloggio, occupando uno stabile abbandonato a pochi chilometri dall’aeroporto di Schipol. Le ultime due settimane le avevano passate in strada, traslocando quotidianamente in alloggi rimediati all’ultimo minuto,  pronti con buste di plastica e sacchi a pelo a fare la spola tra una chiesa, un centro sociale o il garage di qualche attivista, mentre provvedeva  (e ancora provvede) alla loro sussistenza un agguerrito gruppo di volontari, raccogliendo quotidianamente le offerte alimentari di negozi e supermercati. Una vera emergenza umanitaria quella di Wij Zin Hier, vergogna nazionale per un paese ricco e prospero come l’Olanda che vanta la presenza di ben due Corti Internazionali per crimini contro l’umanità e gli uffici di diverse Ong, tra le quali Amnesty International e Human Rights Watch.

Una nazione, insomma, che sa parlare molto bene di tutela dei diritti umani (possibilmente di paesi lontani) ma che va in tilt per 200 richiedenti asilo nel suo cortile. Piccolo suggerimento, per chi avesse in programma un imminente viaggio ad Amsterdam: andate a trovare i migranti di Wij Zijn Hier. Cercate la loro organizzazione su FaceBook e andate a trovarli. Vi offrirano il caffè.