La Federal Reserve dà un taglio al piano di aiuti per l’economia. Dopo cinque anni di stimoli incondizionati, alla luce dei segnali di ripresa sempre più evidenti negli Stati Uniti, la Banca centrale americana annuncia quella che è la prima mossa dell’exit strategy dalle misure non convenzionali prese durante la crisi. Il piano di acquisto di asset sarà ridotto a partire da gennaio di 10 miliardi di dollari a 75 miliardi al mese, dagli 85 miliardi attuali. In particolare l’acquisto di titoli di Stato e di titoli legati ai mutui sarà ridotto rispettivamente a 40 e 35 miliardi di dollari, dai 45 e 40 attuali. La decisione di dare il via al cosiddetto “tapering“, la riduzione del ritmo di acquisti di titoli, è motivata dal fatto che “il mercato del lavoro sta migliorando”, “i freni fiscali si stanno allentando” e l’inflazione, per quanto sotto il target fissato dalla banca centrale, dovrebbe risalire.

Wall Street, cauta per l’intera seduta, ha reagito accelerando dopo la decisione della Fed, che ha spazzato via l’incertezza e ha certificato come lo stato di salute dell’economia americana è migliorato. A rassicurare gli investitori è anche il fatto che alcuni analisti si aspettavano un taglio più severo agli aiuti. Inizia così il ritorno alla normalità, almeno Oltreoceano, dopo la sbornia di liquidità che ha aiutato gli Stati Uniti a reagire alla crisi economica del 2008. La decisione è arrivata al termine della due giorni di riunione del Federal open market commettee – il braccio di politica monetaria della Fed.

A spingere l’istituto guidato da Ben Bernanke alla riduzione sono stati i progressi della situazione economica e del mercato del lavoro, che ha registrato “ulteriori miglioramenti”, tanto che la Fed ha rivisto al ribasso le stime per la disoccupazione al 6,3-6,6% nel 2014, quando la crescita è stimata al 2,8-3,2%. Se le informazioni che arriveranno nei prossimi mesi confermeranno le attese della Fed di un miglioramento della ripresa e del lavoro, la banca centrale continuerà con la riduzione degli acquisti di asset. Ma – avverte Bernanke – si tratta di decisioni non prestabilite e che saranno decise di volta in volta a seconda degli sviluppi.

A preoccupare è però l’inflazione, una preoccupazione “non piccola”, ammette Bernanke. I prezzi restano al di sotto dell’obiettivo del 2% anche se le attese di lungo termine sono stabili. “All’inflazione potrebbe volerci del tempo per muoversi: non si può aumentare e andare dove vogliamo. E’ difficile centrare il target: la Fed prende l’inflazione molto seriamente”. Bernanke ribadisce che la politica monetaria non è una panacea e che i risultati ottenuti dalla Fed non sono così negativi come alcuni ritengono. Parte dei suoi effetti sono stati contro bilanciati dalla politica fiscale, che ha rallentato l’economia”. Il compromesso sul budget è positivo ma “resta da fare sulla politica fiscale”.

La Fed, che a partire dall’anno prossimo sarà guidata da Janet Yellen, continuerà a monitorare le informazioni sugli sviluppi economici e finanziari e continuerà gli acquisti di asset, usando come appropriato anche gli altri strumenti a disposizione, fino a che le prospettive del mercato del lavoro non migliorino in modo sostanziale in un contesto di stabilità dei prezzi. La decisione era nell’aria da mesi. Al punto che la scorsa settimana il numero uno della Fed di Chicago, Charles Evans, ha detto chiaramente che era possibile. “E’ palese che siamo molto aperti alla possibilità di cominciare il tapering a dicembre, ma io preferirei attendere”, ha detto. E anche lo stesso Bernanke ha avvertito in diverse occasioni che il piano di acquisto di bond sarebbe stato bloccato al più presto.