thailandia_1Se apriamo la porta del bungalow il mare non è la prima cosa che vediamo, è l’unica. Quando sale la marea devi stare attento a dove metti i piedi, se non ti vuoi bagnare. A destra, c’è il palchetto con le massaggiatrici che ti sorridono, e per passare il tempo si esercitano tra loro (foto 1). Clienti, pochi. La spiaggia di Ko Pha Ngan è quasi deserta, considerata l’insistenza del monsone, e considerato che mancano ancora 15 giorni al Full Moon Party, il rave tropicale diventato ormai celeberrimo in cui l’isoletta si riempirà all’inverosimile di giovani da tutto il mondo, e gli ospedali dell’arcipelago faranno a loro volta il tutto esaurito il giorno dopo. Ma prima e dopo la maratona di canti, balli e sballi, nella spiaggia di Had Riin regna un’insospettabile calma, pare proprio la Thailandia che uno si immagina da casa (foto 2). Il famoso “altrove” dove ci sarebbe la vita. Se non proprio un paradiso, vicino al paradiso.thailandia_2

Nino sta nel bungalow accanto, è una delle tante vittime della crisi, messo in mobilità per “ristrutturazione aziendale” a 37 anni. Da allora, solo contratti a termine, puntualmente non rinnovati. Sei mesi, cinque mesi, poi tanti saluti. È partito da Padova per cercare lavoro in Australia, con tanti saluti all’ex miracolo del Nordest, ma sulla strada ha trovato Ko Pha Ngan. E chi si muove da qui? Ci sono posti in cui si va per cercare fortuna e poi tornare a casa, e posti in cui si va per dimenticare da dove si è venuti. La Thailandia è in cima alla lista per gli occidentali, giovani e meno giovani. In dieci giorni di permanenza abbiamo conosciuto un francese che si è sposato con la sua massaggiatrice, uno svedese che gestisce un piccolo hotel insieme alla compagna thai e ai tre figli di lei. Ogni tanto torna a Stoccolma per vedere i figli suoi, nati dal primo matrimonio. Ma sempre più di rado: “Ormai sono grandi, e preferiscono venire loro.”

thailandia_3Nino è sulla buona strada; e dire che a Phuket era cominciata malissimo. C’era stato 15 anni prima e l’ha trovata irriconoscibile, cementificata, cara come l’Italia, in preda a un turismo di massa cui non sfugge nemmeno Phi Phi Island, a sua volta assediata da motoscafi, traghetti e barche che arrivano dove vogliono, roba che Schettino è un dilettante (foto 3). Poi qualcuno gli ha detto di andare a est, nelle isole di Koh Samui e a Koh Pha Ngam, e la situazione si è capovolta. Turismo moderato e alternativo, una media di un tatuaggio a testa calcolando anche gli eccentrici come noi che non ne hanno. Il bungalow sulla spiaggia costa 500 bath, un piatto di riso e pollo saltato, 100 bath. Volendo, si trova da mantenersi facendo il cameriere in un ristorante gestito da italiani, ma comunque con 15 euro al giorno si vive, e magari ci si chiede perché spendendo dieci volte tanto si è meno felici.

Poi ci sono le thailandesi. Niente di meglio al mondo per superare una delusione d’amore. Come dice la canzone, dieci ragazze per me posson bastare, e volendo c’è anche l’undicesima. Ma a Nino ne basta una. Non è amore, ma, giura, nemmeno sesso a pagamento; d’altra parte, non avrebbe nemmeno i soldi. Qui c’è una libertà e perfino un’anarchia sessuale che ha radici profonde, non necessariamente mercenaria. C’è la possibilità choccante, per un maschio eterosessuale, di sperimentare quella disponibilità pagana, senza sensi di colpa, che nel resto del mondo è consentita solo ai gay. A Phuket era impensabile; in queste isolette toccate ma non sfigurate dal turismo di massa è possibile.

thailandia_4Dopodiché, stupirsi che l’industria del sesso sia il motore dell’economia tailandese è come stupirsi – e magari indignarsi – perché Youporn è il sito più cliccato al mondo e il suo inventore è diventato milionario (l’incapacità di osservare il mondo dei moralisti è pari solo alla loro impotenza a cambiarlo). La tratta delle minorenni è l’aspetto più ripugnante, anche perché non si fa nulla per nasconderlo. Sfumature di grigio precotte a tavolino, a uso delle casalinghe disperate? No, grazie. Qui il libro più venduto è Only 13, il racconto verità di una ragazzina introdotta a forza nel business del sesso a pagamento, da quando la sua verginità fu venduta dalla madre per 1200 dollari (foto 4). Solo 1200 dollari, e solo 13 anni.

Questo è il paese in cui Thaskin Shinawatra ha avuto buon gioco nel promettere una sorta di riscatto sociale ai ceti più umili, in cerca di una rappresentanza politica che non avevano mai avuto. E dove l’opposizione esige le dimissioni da premier della sorella Yingluck. Lunedì siamo andati a vedere la marcia in dei 150 mila sul palazzo del governo; atmosfera dura ma pacifica, bancarelle di cibi e perfino venditori di souvenir. In diretta televisiva, con le lacrime agli occhi, Yingluck ha sciolto il parlamento e ha dichiarato di essere disposta ad andarsene, ma solo dopo nuove elezioni. Per forza: se ci saranno nuove elezioni, è pressoché scontato che le vincerà. Ma ci saranno veramente? Nessuno si sbilancia; la situazione è di stallo, perché si è visto che vincere le elezioni non basta. Il re tace, ma si mormora che nemmeno lui ami il clan dei Shinawatra. “Oggi la Thailandia è al tempo stesso troppo ricca e troppo povera per permettersi la democrazia”, ci ha detto un avvocato sceso in piazza, seguace del leader dell’opposizione. Bangkok resta una polveriera, eppure di tutto questo a Koh Pha Ngam non c’è traccia. Cho, la fidanzata di Nino, di tre anni più grande di lui, non sa niente. Sorride e chiede a noi; ma non pare molto interessata. Non ci sono elezioni in Paradiso.