L’articolessa Bevi Napoli e poi muori fa ancora sanguinare il mio sfegatato campanilismo partenopeo. Possibile che il nostro biglietto da visita sia solo corruzione, furti, scippi, camorra, malgoverno, ed ora ci mancava pure l’avvelenamento ambientale. Ma, grazie al cielo, si incontrano anche lampi di creatività e faville di imprenditorialità all’ombra del Vesuvio.

E Quartiere Intelligente sia. Nel ventre del centro storico il rione di Montesanto è diventato laboratorio a cielo aperto, dove convivono cultura, ecosostenibilità e tecnologie avanzate dove sopratutto il degrado ha traslocato. La sua ottocentesca Scala Monumentale che collega le zone collinari con quelle centrali in un unico abbraccio si fa teatro itinerante, piattaforma di idee in divenire. Dal green roof, ossia coltivare l’orto sul tetto del proprio condominio, alla bio/edilizia. Il parto creativo di Cristina Di Stasio (già artefice, con Maurizio Cattelan, di una taverna/pescheria a Filicudi ) ha portato Napoli a candidarsi tra le smart cities europee. E non è cosa da poco. Cristina è una che guarda oltre a Napule è ‘na carta sporca, come cantava Pino Daniele. E insieme a Lorenza Improta, figlia e co-ideatrice del progetto, all’unisono promettono: “Siamo solo all’inizio di un bellissimo percorso che aprirà sbocchi anche ai giovani”. 

Doveva essere un hobby, invece Fabiana Piantieri, napoletana, ex umbertina, madre di tre bambini, si è ritrovata da sola ai fornelli di Nun è peccato, nuovo format di trattoria napoletana che ha appena aperto alle spalle del Teatro alla Scala di Milano. Scherza in salsa agrodolce: “Prima che i tre soci maschi mi facessero fuori ci ho pensato io”. E’ ancora assistita da un team, tutto al maschile, verace come le vongole, formato dagli chef Emanuele Riccio e Salvatore Iodice, e poi ancora da Savio, Andrea, Raffaele, Alessandro, Armando. Sembra l’appello della Seconda B. E adesso ne vuole fare un bistrot/cabaret con talentuosi artisti napoletani d’importazione. Un po’ cafè chantant (come da tradizione, quando sulla scia del Moulin Rouge, si agitavano le piume tra i tavoli del Salone Margherita di Napoli), un po’ tangueria contemporanea, fra parmigiana di zucchine e cuppetielli di frittura.

Ha incominciato per gioco ma “con i soldi non si gioca”, dice Alessandra Calise, ex imprenditrice alberghiera cannibalizzata da un socio spregiudicato. “Pensavo che fosse un amico che mi tendesse una mano nel momento del bisogno”, ricorda con amarezza. Questa volta invece balla da sola con la sua collezione “dinamicamente aerobica”, l’ideale per pattinare. E’ passata da 100 pezzi a 5000 in soli due anni e adesso la Federazione di Pattinaggio Artistico sul ghiaccio le ha chiesto di vestire la nazionale. Un bel volo, e per rimanere in tema, un volo d’angelo dalla sua Sant’Angelo d’Ischia dove la nonna, una teutonica tutta d’un pezzo, sbarcò e si innamorò del pescatore più bello dell’isola. Nessuno dei due parlava la lingua dell’altro. E siccome l’amore è quella cosa che rimane dopo la scintilla dell’infatuazione, lei rimase e aprì la prima pensioncina, 15 lire a letto.  Oggi, ospite della madre a Villa Margherita, ci va ogni estate quella capatosta della Merkel.

Lidia Pellecchia, napoletana quanto una sfogliatella e classe internazionale. Musa di eleganza maschile, propone dettagli di stile e rifornisce di squisite calzature gli uomini eleganti. Nel suo raffinatissimo nido/atelier milanese di via Santa Marta, offre solo pezzi unici, realizzati interamente a mano da ganzi artigiani, un giapponese e una giovanissima fiorentina, che lavorano esclusivamente per lei. In poco tempo ha rettificato il gusto dei milanesi più snob, che credevano di sapere tutto loro. The Sartorialist, il portale più fashion della blogsfera, l’ha scoperta per caso e ne ha fatto una sua icona. 

E poi c’è Marina Martino, comunicatrice a tutto spiano, che promuove il meglio che offre la città, dalla strepitosa Skyline Suite, di fresca inaugurazione, dell’ hotel Romeo (il cinque stelle ricavato dagli ex uffici della compagnia di navigazione Lauro) al presepe degli chef stellati. Immortalati fra le stelle di Betlemme da Marco Ferrigno, il maestro presepaio di San Gregorio Armeno.

Vedi Napoli e sorridi.

@piromallo