Guardando la pagina Facebook di Enzo Colimoro, presidente dell’Associazione napoletana della Stampa, si vede il volto sorridente di un sindacalista piuttosto giovane e “social”, ma la discussa gestione che si connette al suo nome è finita nel peggiore dei modi. A memoria d’uomo, nella lunga storia della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, che ha origine con l’Aspi postunitaria, presieduta dal letterato Francesco De Sanctis, è la prima volta che un’assostampa regionale può considerarsi fallita. L’ufficiale giudiziario ha ricevuto gli atti che danno esecuzione alla sentenza della Cassazione, dove si riconosce al Comune un risarcimento per il ritardato sgombero della casina del Boschetto, sede dell’associazione con circolo, bar, ristorante eccetera, ai tempi delle vacche grasse. È stato il sindaco Bassolino a intimare lo sfratto, alla fine degli anni ‘90. Da un pezzo le vacche erano ormai magre e il comune aveva chiesto un affitto più alto.

Il risarcimento ammonta a 3 milioni e 483 mila euro. Dei quali 26. 085 per spese legali e il resto per affitti non versati. La pasta della già cospicua cifra lievita ogni giorno e affossa la struttura in un momento di vertenze aziendali che piovono sul bagnato della crisi. La vera – ma non unica – follia, notano in tanti, è che l’associazione ha vinto la causa in primo grado. E a quel punto non ha cercato un accordo lasciando che il procedimento finisse in appello con esito negativo.

Prima del 42enne Colimoro, presidente dal 2007 ma con cariche anche nelle gestioni precedenti, la situazione si è incancrenita sotto Franco Maresca e Gianni Ambrosino. A via Cappella Vecchia, attuale sede del-l’associazione, dal recente verdetto nefasto in poi tutto tace. Non si vede del resto come far fronte al buco nero e l’unica ipotesi è che l’Fnsi metta una croce sopra l’associazione per costituirne una nuova, un fatto grave in un momento difficile come questo. Ma per la casina del Boschetto, un casino solo non basta. Lo storico oggetto architettonico del contendere, dopo i lavori iniziati sotto la giunta Iervolino, giace abbandonata tra cicatrici di saccheggio, scritte vandaliche, profilattici, carcasse di gatti morti, secondo le cronache del degrado.

Nella grande sala congressi, che ospitava dibattiti, incontri e mostre, sono state verniciate le linee di un campo di calcetto improvvisato. Grazie a un progetto cofinanziato dall’Unione europea, sono stati stanziati 1 milione e 234 mila euro, allo scopo di farne un polo culturale. L’inizio dei lavori risale al 2004 e sembrava si fosse arrivati al taglio del nastro col sindaco De Magistris che annunciava il completamento della ristrutturazione in vista delle World Series di vela e la regata dal lungomare Caracciolo, dove si affaccia la casina, fino a Pozzuoli. La ricetta di un vero pasticcio all’italiana richiede diversi ingredienti.

Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2013