Con il suo disincanto l’europarlamentare Pdl Laura Comi aveva centrato la questione. Nel suo intervento su Rai3, alla trasmissione Agorà, puntava il dito sulla prevenzione. Proprio nelle ore successive al disastro lasciato dal ciclone Cleopatra in Sardegna, mentre ancora si contavano le vittime, anche nelle case diventate trappole. “Mi permetta – aveva detto – ma quella persona che è andata nello scantinato nel momento in cui c’era l’alluvione, ma le sembra il caso… Qui manca un’educazione“. Subito la puntualizzazione del conduttore: “Quelle persone lì ci abitavano”, seguito dallo strascico di violenti attacchi sui giornali e sul web.

E’ vero, in molte zone dell’isola, i seminterrati e gli scantinati sono stati trasformati in appartamenti. Sopra ci sono i cosiddetti rustici: case da terminare, e nel frattempo ci si arrangia come nel resto d’Italia. Il provvisorio diventa definitivo, a volte per necessità, e così passano gli anni. Tutto abusivo e irregolare? Non proprio, perché chi vuole può essere a norma e ottenere l’abitabilità: non solo ci si può vivere, ma si può eventualmente anche affittare e vendere. Appena due anni fa, nel 2011, il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge 21, uno dei tanti Piano casa. Gli articoli modificano, precisano la norma precedente. In mezzo c’è “il recupero a fini abitativi dei seminterrati” nelle aree di completamento residenziale, ma anche in quelle agricole. L’articolo in questione è il numero 15, l’unico divieto rinvia al Piano stralcio per l’assetto idrogeologico: la trasformazione non vale infatti per le aree dichiarate “di pericolosità elevata o molto elevata ovvero in aree di pericolosità da frana elevata o molto elevata”. Via libera invece per gli altri due gradi di rischio: moderato e basso. Purché si abbia un’altezza minima di 2 metri e 40 centimetri.

Gli scantinati valorizzati nel post alluvione – “E’ una prescrizione minimale, al ribasso”, dice Nanni Sechi, professore di Idrologia e Gestione delle risorse idriche all’Università di Cagliari e conoscitore del territorio. E ricorda anche il dramma di Capoterra, nel sud, in cui nel nubifragio del 2008 morirono quattro persone: “Anche allora ci sono stati gli scantinati allagati, pure in aree considerate a rischio moderato. E non è di certo la prima volta”. Eppure la postilla che li riabilita e valorizza è successiva e proprio per questo ha creato molte polemiche, ma si è andati avanti lo stesso. Gli altri due livelli di rischio nella legenda del Piano di assetto idrogeologico sono appunto “moderato” e “basso”. “L’estensione del divieto – continua – sarebbe auspicabile, certo. E andrebbe verificata zona per zona. A ciò si aggiunge che non tutto il territorio è mappato e una conoscenza così approfondita ce l’ha il Genio civile, forse”.

Fausto Pani, geologo che ha collaborato all’estensione del Pai: “C’è poco da fantasticare dando l’abitabilità ai seminterrati. Un conto è utilizzarli per fare una cena nel week end, un conto è viverci: mangiare e dormire tutti i giorni. E poco importa se quella è la pratica comune ovunque, l’esposizione al rischio è elevatissima al di là delle carte e della burocrazia”. Non solo, rilancia Pani: “Ci si affida al Pai e al Piano delle fasce fluviali, ma non possono assolvere tutte le necessità. Ogni Comune dovrebbe adeguare lo studio nel dettaglio, anche con considerazioni storiche. Finora lo hanno fatto in 40, magari costretti dall’iter per l’approvazione Puc. Spesso così si rimodulano i vincoli. E in ogni caso le amministrazioni che ancora non hanno fatto questo approfondimento non potranno ottenere i finanziamenti regionali per la sicurezza del territorio”. Tutto bloccato, quindi.

Le accuse da Roma – Intanto va avanti il solito rimpallo di responsabilità tra Protezione civile, Regione e Comuni, mentre in Gallura e in molte zone dell’Isola l’emergenza è ancora viva. “Considero criminale che si consenta l’abitabilità dei seminterrati, soprattutto in zone a rischio esondazione: perché questi sono i presupposti che ci portano a raccattare morti in giro per l’Italia” ha tuonato il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, nel corso di un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera sull’emergenza. Lo ha detto poco prima di partire direzione Tramatza, nell’Oristanese, dove era in corso una riunione con i sindaci dei 60 Comuni colpiti – su un totale di 377 – con il presidente della Regione, Ugo Cappellacci.

La guerra contro il Piano casa – Ora si chiede di cancellare quell’articolo: Sel e Sardigna libera in Consiglio regionale vanno all’attacco con una proposta di legge. E sullo stesso fronte si muove il senatore Sel, Luciano Uras, che ha dato indicazione di preparare il fascicolo a Cagliari per poi trasmetterlo alle Procure competenti e alle Presidenze delle Corti d’appello perché si possa verificare un intervento della Corte Costituzionale: “Come si può realizzare una cubatura destinata, per esempio, a fungere come ricovero merci, e poi affermare dire, con una norma, con un tratto di penna, che quel magazzino inospitale è diventato la casa dove una famiglia può e deve vivere?”.