“Onorevole Presidente, […] Sull’insieme degli argomenti che sono stati oggetto del nostro confronto ci siamo, infatti, ritrovati su posizioni contrapposte. […] Abbiamo contrastato limpidamente le politiche dell’Esecutivo da Lei presieduto, in quanto non all’altezza di invertire un preoccupantissimo declino del Paese, la cui evidenza denunciammo oltre un anno fa. Anzi, le politiche di questi mesi ne hanno ulteriormente aggravato la portata. […]

Nonostante queste profondissime divergenze, mi rivolgo oggi a Lei – memore di una sua promessa fatta in campagna elettorale, circa il fatto che si sarebbe occupato “degli ultimi” – per sottoporLe una questione di alto valore sociale: il reddito minimo d’inserimento. […]

Si concluderebbe così una esperienza, a nostro giudizio,  riformatrice che mette l’Italia sullo stesso piano degli altri paesi europei i quali gestiscono analoghi istituti  da alcuni anni. […]

Le chiedo, quindi, Onorevole Presidente, più semplicemente, di prevedere in Finanziaria un finanziamento finalizzato a […] un sussidio che rappresenta per migliaia di donne e uomini, in particolare del mezzogiorno. l’unica speranza di non ripiombare nella povertà e di poter aspirare ad un inserimento nel mondo del lavoro.

Si tratta di poche risorse, davvero per gli “ultimi”, la parte meno fortunata dei cittadini di questo paese.

Distinti saluti”

Sembrerebbe la lettera di un parlamentare pentastellato qualsiasi, invece è la richiesta di Guglielmo Epifani – Segretario Generale Cgil al Governo Berlusconi nel 2002 di rifinanziare il Reddito minimo di inserimento, strumento introdotto nel 1998 con decreto n. 237 in via sperimentale per tre anni, quando nel primo Governo Prodi era Ministro delle Politiche Sociali l’On. Livia Turco. Era stata una sperimentazione effettuata in circa 300 comuni per 3 anni (1998-2000) che poteva essere prorogata visti i pareri positivi (Rapporto 2000) da parte di una Commissione che doveva redigere un rapporto completo di benefici/costi della sperimentazione.

Questo tentativo dei DSgrillini andò perduto nel baratro delle riforme del federalismo decise dal Governo Berlusconi nel 2001, ma non si persero d’animo e 10 anni dopo, esattamente il 30 giugno 2011, diversi senatori PDgrillini presentarono un Disegno di Legge, il numero 2086, intitolato “Misure per l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza”.

Non entreremo nel merito della proposta né sui motivi che portarono alla sua non attuazione. Ci soffermeremo solo un attimo sull’articolo 1 di quel disegno di legge, dov’è possibile leggere

Art. 1. 
 1. Al fine di dare attuazione ai princìpi fondamentali sanciti dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e ai princìpi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione è istituito, a decorrere dal 1º gennaio 2012, il reddito minimo di cittadinanza. 

e chiediamo al vice ministro all’economia Fassina di spiegarci, esattamente, come il voler ottemperare ad un principio della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea possa essere “demagogia di proposte economiche” se presentate dal M5S, e “uno strumento volto ad assicurare alla nostra popolazione, in relazione alle scelte europee, un’esistenza libera e dignitosa“ se lo presenta il centrosinistra.

Vorremmo che Fassina ci spiegasse come, nel giro di due soli anni, le coperture del M5S risultano essere non idonee e quelle proposte con il Ddl n.2086 del PD invece lo erano. La copertura del costo per un reddito di cittadinanza massimo di 7000€ annui (ovvero 600€ mensili) doveva essere effettuata con un’imposta sostitutiva sui redditi da capitale (Tobin Tax) da portare al 20%, un’imposta straordinaria sul patrimonio finanziario rientrato con lo Scudo Fiscale pari al 2%, un severo taglio alle spese dei vari Ministeri per circa il 2,5% per ciascun anno, taglio delle auto blu e riordino dei bilanci delle amministrazioni, razionalizzazione e riorganizzazione delle sedi periferiche dei Ministeri.

daLo spirito delle parole o l’Antidizionario” di Georges Elgozy Demagogo: oratore politico che promette a tutti ciò che rifiuta a ciascuno, se è di sinistra; e che promette a ciascuno ciò che rifiuta a tutti, se è di destra.” 

di Francesco Manna (@FrancescoLamana), Fabio Martina (@FabioMartinaM5S) e Annalisa Rossi (@Ciottolina000)