Esiste una serie di buone ragioni per le quali Vasco Errani, governatore al quarto mandato della Regione Emilia Romagna, dovrebbe dimettersi. La prima, su tutte, sarebbe di natura morale: ci sono una lunga serie di inchieste della magistratura che osservano da vicino sia il suo che l’operato dei consiglieri regionali. Si è dimesso dall’incarico Marco Monari, capogruppo del Pd e che di Errani era una delle protesi, indagato per la questione delle spese allegre. Monari è iscritto al registro degli indagati, ma sotto inchiesta ci sono tutti i membri dell’assemblea.
Non solo: c’è una questione che riguarda da vicino Errani stesso, solito usare due auto blu – una in qualità di consigliere regionale, l’altra in qualità di presidente della Regione – che non torna. Errani non ha chiarito infatti come mai cambiasse ‘ragione sociale’ nel corso di uno stesso viaggio, trasformandosi da governatore a consigliere, arrivando a spendere, in 14 mesi, 20 mila euro. A cui vanno aggiunti gli oltre 100 mila euro in media spesi ogni anno in autonoleggi con conducente come governatore. E poi, perché all’improvviso, nell’agosto 2011, l’amministratore ai vertici di viale Aldo Moro dal 1999, smette di usare la seconda vettura, proprio quando la magistratura iniziava a vedere in quali condizioni stavano i conti dell’ente da lui guidato?

Altra questione, ancora una volta morale: Errani è il presidente della Conferenza delle regioni. Un incarico politico, ma in un Paese civile, con i consiglieri regionali di mezza Italia sotto inchiesta, la persona che dovrebbe rappresentarli tutti forse si farebbe da parte. Forse. Ci sono quelli che sono scappati con le cosce di faraona tra i denti, quelli che hanno nascosto scontrini nei sacchi della spazzatura, quelli che si sono pagati i matrimoni, Rolex, prostitute e molto altro. La responsabilità penale è individuale, ma c’è una responsabilità politica dalla quale neanche Errani, fino a prova contraria innocente, non può esimersi. D’altro canto era ancora lui che voleva una sanatoria per tutte le spese non giustificate, come il Fatto ha rivelato? Dunque è la dimostrazione che l’argomento lo riguarda, eccome.

Potremmo andare avanti con il processo d’appello in arrivo per il milione di finanziamento avuto dal fratello di Errani: in questo caso il governatore è stato assolto in primo grado. Una motivazione quella dei giudici, così così: “Non sono riusciti a dimostrare il coinvolgimento del presidente della Regione”. Il finanziamento il fratello lo ha avuto. 

Infine, a pesare come un macigno, c’è la vicenda di Flavio Delbono, per anni vice-presidente a fianco a Errani e caduto in disgrazia nello scandalo Cinziagate. I viaggi vacanza all’estero rimborsati coi soldi pubblici, per cui ha patteggiato 19 mesi di reclusione, Delbono li fece mentre lavorava col suo ex amico Vasco, che rimase saldo al suo posto dopo lo scandalo, mentre il suo ex braccio destro sprofondava. Tempo dopo Delbono, che fu costretto a dimettersi da sindaco di Bologna dopo appena 7 mesi, in una intervista a un mensile definì Errani, reo di averlo scaricato in un batter di ciglia, “il mio killer politico “, aggiungendo poi “con la copertura del segretario del Pd Pier Luigi Bersani“.

Ci fermiamo qui, possiamo aggiungere anche che è al quarto mandato, forse è anche il tempo di passare la mano, d’altronde se Bersani avesse vinto le elezioni lui sarebbe stato ministro. Era annunciato. Dunque se si fa da parte prima, il modello Emilia, o quello che ne resta, è salvo.

Politicamente sul capo di Errani pesa anche la sconfitta alle elezioni. Lui era il deus ex machina di Bersani, e i due hanno perso. Bersani ne ha preso atto. Con difficoltà, ma l’ha fatto. I dirigenti del Pd in Emilia Romagna sono diventati tutti renziani. E anche su questo, Errani, qualche responsabilità forse ce l’ha. Ma è vero, parliamo di un Paese normale, non della politica italiana, dove la sconfitta non esiste, piuttosto i corsi e ricorsi. Morto un democristiano, lo trovi resuscitato da un’altra parte, così i vecchi socialisti e comunisti mai stati comunisti.

Ultimo capitolo, poi davvero basta perché questo è pur sempre un blog: Errani, tra gli incarichi, è anche commissario straordinario per l’emergenza terremoto. Non so da quanto tempo non si faccia vedere nei paesi rasi al suolo, so solo che soldi ne sono arrivati pochi. La gente vive nei container e chi ha riaperto un’attività lo ha fatto accendendo un altro mutuo. Forse può bastare per dire: “Non è andata bene, mi faccio da parte”. Non resta sulla poltrona per il bene della sua regione, scordiamocelo. Ci resta per il bene suo.