Nel paese in cui viviamo, l’Italia, quando in qualche modo è stato tirato in causa il delicato argomento ’41 Bis’, o il carcere duro o più in generale il sistema carcerario di detenzione, uno degli effetti è sempre stato quello di far cadere governi. O perlomeno, è quello il rischio: questo è ciò che ebbe a replicarmi un politico mentre noi urlavamo ai quattro venti che il 41 bis era oggetto di uno scambio fra quei politici che dovevano essere uccisi dalla mafia e la mafia stessa. Sulla bilancia, il sangue di bambini e ragazzi massacrati in via dei Georgofili.

È innegabile che, per molti anni, il 41 Bis regolamentato dai Tribunali di sorveglianza ha rappresentato il vero e proprio ago della bilancia per la politica italiana.

Dietro alle stragi del 1993, dietro al massacro di via dei Georgofili, non c’era solo la “solita destra” ma la trasversalità di tutto il cosiddetto arco costituzionale. Fin dal 2003, decimo anniversario della strage di Firenze, era convinzione della maggioranza delle persone ma anche della magistratura che fosse il caso di iniziare a parlare di destra e sinistra. Questo anche se Giovanni Brusca, buon fiutatore del sistema, durante il processo di Firenze a suo carico coniò la frase: “La sinistra di governo sapeva, ma era la sinistra democristiana”. Come se “sinistra democristiana” volesse dire che la sinistra non c’entrava nulla.

Ai giorni nostri, al governo vanno tutti insieme appassionatamente, così come tutti insieme appassionatamente erano già nelle stragi del 1993. Qui la musica cambia: il 41 Bis non va più trattato in modo esasperato, bisogna abolirlo quando i tempi sono maturi. Del resto, o viene abolito adesso che sono al governo insieme oppure non lo aboliscono più, perché, ripeto, il 41 Bis fa cadere i governi.

E’ la mafia che fa cadere i governi se non tolgono il 41 Bis, l’ergastolo, se continuano a confiscare beni e, non dimentichiamo, se non viene accettato quale pentimento del boss mafioso quella stramba forma che è la dissociazione, ossia un tutto avere e niente dare.

Quel poveruomo di Provenzano è stato fatto a pezzi per mesi, chiamato in causa ad ogni stormir di fronda con le analisi del suo sangue per capire se fosse possibile abolire il 41 Bis sulla sua pelle. Non ce l’hanno fatta. Ci avevano già provato col mal di cuore di Riina, così come con tutte le malattie che lagna la mafia di questi tempi in carcere. Si dice che ci siano più ammalati fra i mafiosi rei di strage in carcere che negli ospedali. Anche Giuseppe Graviano, durante il processo a Dell’Utri di Torino, affermò di essere ammalato.

È davvero una coincidenza strana e sfortunata che tutti i capi mafia rei delle stragi del 1993 si ammalino una volta dietro le sbarre.

Ieri, la Cassazione ha emesso una sentenza che, oltre a salvare capra e cavoli, rischia di mandare a casa ben quindici capi mafia rei dell’attentato di via dei Georgofili. D’altronde, giova ripeterlo: i tempi sono maturi. Tutti ammalati e un bel governo di larghe intese. 

Noi strepitiamo, scriviamo comunicati, ma , come succede sempre nei momenti di “grande inciucio”, non passa nulla. Non passa nulla neppure nei giornali e nei vari siti gestiti sia da destra che da sinistra. Non deve passare nulla: altrimenti, le larghe intese a che sono servite? A far quadrare i conti, come ci raccontano da mattina a sera? Ma ci facciano il piacere. I conti non quadreranno mai finché taluni non smetteranno di rubare o di evadere le tasse.

Per noi le cosiddette larghe intese sono servite con ogni probabilità, e lo verificheremo nei mesi a venire, a rendere effettivo quel famigerato “Papello” che la mafia presentò alle istituzioni in quel giugno del 1992, quando “qualcuno in questo paese si “è fatto sotto” e quando qualcuno in questo paese è “saltato sul carro in corsa”, come diceva Chelazzi.

Ma no. Il 41 Bis annullato per sentenza dalla Cassazione non interessa a nessuno. Direttori di giornali e giornalisti vari non ne scrivono. O forse interessa solo nella misura in cui si racconta di come la Corte di Cassazione ha capito che i malati gravi, anche se capi mafia rei di strage, devono andare a casa, fra le amorevoli braccia delle mamme e delle mogli. Di sicuro, non passa il grido d’allarme delle vittime di mafia, di chi ha perso i figli, per mano di questi malati gravi.

Non siamo affatto persuasi che ci si trovi di fronte ad un improvviso attacco compulsivo di pietà umana davanti all’annullamento di ergastoli attraverso l’abbattimento del 41 Bis. Ci convince più la tesi che tutto ciò sia più funzionale all’esigenza di placare la mafia, che per ottenere tali scopi non si è mai fatta scrupoli nell’usare il tritolo.

Non siamo in grado di dire come andrà a finire. D’altronde, per ridurre noi al silenzio non ci vuole molto. Per massacrarci, poi, sono stati sufficienti 277 chili di tritolo preso a buon mercato.

Una cosa però la sappiamo e teniamo a dirla con tutta la forza che abbiamo.

Se è vero che l’argomento 41 Bis non è d’interesse pubblico, se è vero che in fondo sono solo dei vecchi ammalati, se è vero che dobbiamo agire in nome dell’umanità e della comprensione. Se è vero tutto ciò, tanti auguri a tutti. Perché quando i capi mafia che nel 1993 hanno messo a ferro fuoco l’Italia saranno fuori dal 41 Bis, questo vorrà dire una sola cosa: che hanno vinto la guerra. Che hanno ottenuto quello che volevano da chi “si era fatto sotto”. In tal caso, a qualcun altro toccherà. Per un puro calcolo delle probabilità, non saremo noi stavolta. Non vi resta che pregare.