Se per l’ex ministro Renato Brunetta, Wikipedia, l’enciclopedia gratuita on line, è “di sinistra” – in un articolo di qualche giorno fa comparso su il Foglio scriveva “Quando voglio sapere che cosa pensa la sinistra di qualche categoria culturale o di un evento o personaggio storico o contemporaneo, cerco su Wikipedia” – adesso nuove grane nei confronti della creatura di Jimbo Wales, arrivano dagli Stati Uniti: Wikipedia sarebbe accusata di esser “sessista”.

Il dato è emerso da una ricerca svolta nel 2011 dal New York Times, da cui è emerso che soltanto il 15 per cento degli autori delle pagine enciclopediche è composto da donne. Un fattore, questo, di fondamentale importanza in un mondo dove le discriminazioni di genere non sono ancora del tutto superate e perché “determina conseguentemente la scarsa conoscenza delle eccellenze femminili”, soprattutto nel campo della scienza, dove i maschi la fanno da padrone e le lacune sono parecchie.

Un esempio su tutti è quello di Vera Kistiakowsky, fisico nucleare che ha lavorato al Massachusetts Institute of Technology fin dalla metà degli anni Sessanta, virtualmente assente su Wikipedia. E pensare che sul sito del Mount Holyoke College Kistiakovsky rientra nel novero degli “scienziati eccezionali degli Usa del Ventesimo secolo. O quello di Ingeborg Homchair, che nel 2013 ha inventato un rivoluzionario impianto cocleare in grado di restituire l’udito a un gran numero di persone affette da sordità.

E così, per rimediare alle diverse lacune e donare la giusta visibilità alle grandi donne della scienza escluse dall’enciclopedia, la giornalista scientifica Maia Weinstock, direttrice di BrainPOP, con l’ausilio di un team di ricercatori e studenti hanno tentato l’impresa, quella di  “aggiungere a Wikipedia le biografie di molte scienziate eminenti, ingiustamente escluse dall’enciclopedia on line più letta al mondo, in una maratona non-stop di sei ore denominata Edit-a-Thon”, che era programmata per oggi 15 ottobre. Una data non casuale: in questo giorno, infatti, si celebra l’Ada Lovelace Day, in memoria della matematica inglese (1815-1852), figlia di lord Byron,  considerata la prima programmatrice informatica della storia e autrice del primo algoritmo pensato per essere elaborato da una macchina.