Casaleggio mi accusa di dire il falso sulla sua candidatura in Forza Italia. Uh oh. Vedo che anche lui, in mancanza di appigli migliori, gioca alla pagliuzza e alla trave. Come un D’Alema qualsiasi. Vero: tecnicamente non si candidò in Forza Italia. Chiedo scusa per la gravissima semplificazione: mi autopunirò guardando in loop un video qualsiasi su Gaia. Casaleggio si candidò però in una lista civica, nel 2004, a Settimo Vittone nel Canavese. Quella lista, “Per Settimo”, era capeggiata da Vito Groccia, “politico calabrese vicino a Forza Italia”. Ops. Casaleggio partecipò alla stesura del programma, si impegnò in prima persona e ottenne un risultato rutilante: sei voti e niente elezione. Tale ricostruzione della candidatura di Casaleggio è persino generosa nei suoi confronti, ma io in fondo sono un buono.

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Il post di Grillo e Casaleggio ha senso solo quando sottolinea un problema di metodo: il parlamentare 5 Stelle, secondo le regole, è solo un portavoce e non può pensare (troppo) con la sua testa. Ha poi il coraggio di ribadire come abolire il reato di clandestinità non basta per risolvere un problema drammatico, come vorrebbero far credere le anime belle della sinistra (beninteso: io avrei votato e voterei sempre contro quel reato di clandestinità. Nessun dubbio). Detto questo, quel post è un disastro in piena regola. Diciamolo à la Grillo: una cazzata titanica.

Lasciamo stare le due categorie verso cui deve andare tutta la nostra più profonda pietas intellettuale: i bombominkia che difendono a prescindere i due leader e i pasionari-di-Letta-e-Boccia che li attaccano a prescindere. Non sono interlocutori stimolanti, ma tifosi qualsiasi.
Il post sulla clandestinità è un disastro per almeno cinque motivi.
Bilioso. E’ un post rancoroso, scritto da due signori terrorizzati nel vedere il loro giocattolo quasi autonomo. Non ha i toni rabbiosi del diktat, come quelli sui Johnny Frigna e le Adele Piangens. E’ piuttosto il borbottio accigliato dello zio brontolone che se la prende perché ormai il nipote è indipendente e non lo ascolta più.
Inopportuno. Pensate alla reazione di un parlamentare 5 Stelle. Alludo a quelli bravi, e ce ne sono. Non parlo quindi dei Crimi e delle ex De Pin. Il pensiero è questo: “Lotto, spesso contro tutti. Mi sbatto. Ci credo. E poi, di colpo, un post rovina quasi tutto”. Se Grillo avesse fatto apposta, non sarebbe riuscito a creare un danno simile. Proprio mentre il lavoro dei parlamentari sta crescendo, arriva questo sfogo. Un autogol clamoroso.
Discutibile. Grillo e Casaleggio dicono che il reato di clandestinità c’è anche in paesi più civili di quello italiano. Certo. Ed è vero che fare entrare tutti, salvo poi fregarsene quando il clandestino viene schiavizzato (per esempio) dalla criminalità organizzata, è un’altra ipocrisia tutta italiana. Entrambi dovrebbero però ammettere che il problema è anche politico: il M5S raccoglie molte istanze di sinistra, benché postideologico, ma in tema di immigrazione è sempre stato un po’ paraleghista. Mi fa ridere come i soliti tonni nostromo della “sinistra” se ne accorgano solo adesso: sempre svegli, eh? Casaleggio non si candidò secoli fa in Forza Italia per caso, come non erano a caso certe battute sui cinesi negli spettacoli di Grillo (peraltro riprese da Striscia la notizia). I due se ne facciano una ragione: in tema di immigrazione e clandestinità hanno idee minoritarie rispetto ai “loro” parlamentari e al “loro” elettorato.
Sgradevole. Scrivere, come è stato fatto, che dichiarando di essere contro la clandestinità non sarebbe stato raggiunto quel consenso elettorale, significa ammettere implicitamente di avere qua e là mentito agli italiani in campagna elettorale. Un altro autogol. Vorrei poi dire a Grillo che, se i parlamentari dovessero fare solo quello che c’è scritto nel programma, non dovrebbero fare poi molto, visto che è un programma perennemente in itinere e a febbraio c’era scritto ben poco. I programmi si adattano al presente e si aggiornano (senza perdere la coerenza: altrimenti ci si chiama Pd) di giorno in giorno. Se la Polonia invadesse l’Italia, i 5 Stelle non reagirebbero perché nel loro programma non c’è scritto niente contro le invasioni subite dai polacchi? E dai Grillo, su, che non è sempre tempo di battute.
Surreale. Grillo deve capire che, quando si alza male e gli girano, non può scrivere un post. Non è un cittadino qualsiasi: è il co-leader di un movimento votato a febbraio da quasi nove milioni di italiani. Vada nell’orto e pianti pomodori, spacchi la legna. Faccia sesso, si sfoghi su Youporn. Scelga lui il modo, non mi interessa: non è possibile rovinare ogni volta tutto con questi post sbroccanti. Sarebbe bastata una sua telefonata ai senatori Cioffi e Buccarella. Invece ha voluto dichiarare un’altra volta guerra al suo ego. Che palle. Si dia una calmata, e chi gli sta intorno gli inibisca il wifi quando ha la luna storta. E un’altra cosa: un mesetto fa Grillo ha scritto un sms a Emiliano Liuzzi, informando lui e il Fatto Quotidiano che avrebbe incontrato due volte al mese i giornalisti (a Genova e Milano). Quando comincia? E soprattutto: quando è che Grillo – come ormai gli chiedono anche i fedelissimi – si smuove da Sant’Ilario e dà una mano ai parlamentari, quasi sempre soli contro tutti in una gabbia di leoni inferociti e molto più smaliziati di loro? Non è più tempo di pontificare dall’alto o dall’attico. Grillo è strepitoso quando combatte in piazza. Senza di lui, il Movimento avrebbe raggiunto cifre da prefisso telefonico (per parafrasarlo) e anzi neanche sarebbe esistito. Le cose buone restano superiori a quelle sbagliate. Ora però serve un ulteriore cambio di marcia. E’ uno snodo cruciale.
Torni a combattere in piazza, per strada: stabilmente, se ne ha voglia e non è stanco. Si trasferisca a Roma, o ci venga più spesso. E se invece è stanco, scriva un post in meno e rifletta un giorno in più. I 5 Stelle hanno già tutti contro e – per fortuna o purtroppo – sono l’unica opposizione agguerrita contro queste larghe intesi vomitevoli: basta col farsi male da soli.