Se in Novecento di Bertolucci la nascita dei due protagonisti (De Niro e Depardieu) coincideva con la morte di Giuseppe Verdi (27 gennaio 1901), annunciata nel kolossal del regista parmigiano dal gobbo giullare di scena, per il bicentenario della nascita verdiana (10 ottobre 1813) il cinema festeggia andando a riscoprire il film Giuseppe Verdi nella vita e nella gloria, primo biopic dedicato al compositore di Busseto, datato addirittura 1913, cioè nell’anno dei festeggiamenti del centenario della morte.

Il ricordo singolare della storica ricorrenza verdiana lo propone il programma delle Giornate del Cinema Muto, in corso in questi giorni a Pordenone, che giovedì 10 ottobre (ore 18.20) propone al Teatro Verdi della cittadina friulana il primo film italiano dedicato al maestro di Busseto. Giuseppe Verdi nella vita e nella gloria, per la regia di un grande autore di kolossal dell’epoca, Giuseppe De Liguoro, uscì esattamente 100 anni fa, ed il suo restauro recente è ad opera dalla Cineteca Nazionale, su materiali propri e della Cineteca del Friuli, effettuando la fase finale del lavoro presso i laboratori dell’immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna.

Nella produzione italiana dell’epoca, il genere biografico non era molto praticato e De Liguoro adottò una struttura a siparietti, con scene ed episodi privi di continuità narrativa, volti all’illustrazione di momenti salienti della vita e della carriera del personaggio illustrato, un Verdi interpretato dall’attore Egisto Cecchi. Il film su Verdi era un progetto notevolmente ambizioso e a tutt’oggi rimane l’unica produzione della milanese Labor Films che chiuse i battenti subito dopo.

Per il film su Verdi la sceneggiatura prevedeva la suddivisione in un prologo e quattro epoche diverse, corrispondenti agli anni dell’infanzia, della formazione, dei maggiori successi professionali e infine della vecchiaia. Di queste diverse parti nella copia attuale sono sopravvissute solo il prologo e il racconto della prima epoca; per il resto ci si affida alle poche inquadrature rimaste e a fotografie fisse. La sceneggiatura è molto prolissa nel prologo, risultano invece convincenti e ben caratterizzati i personaggi di contorno e soprattutto il lavoro dello scenografo nella ricostruzione della Busseto e della Milano del primo Ottocento.

Il Festival del Cinema Muto di Pordenone non è nuovo a questo genere di scoperte nella storia del cinema italiano ed internazionale. Questa edizione, la 32esima, è infatti caratterizzata dalla proiezione in anteprima mondiale proprio al teatro Verdi (9 ottobre, 20,30) di Too much Johnson, film ritrovato di Orson Welles, concepito nel 1938 per accompagnare la messinscena dell’omonima pièce teatrale che Welles stava mettendo in scena al Mercury Theatre di New York. Film che era ritenuto perduto dopo l’incendio della casa di Madrid del regista nel 1971.