“Vi presento il ministro Gaetano Quagliariello”. Attimo di imbarazzo di Stefano Folli, moderatore del dibattito. Occhiata tra i due e rettifica: “L’ex ministro Quagliariello”. Lo ha confermato, appena arrivato al Festival del diritto di Piacenza il diretto interessato, precisando che “per ora non ho presentato le dimissioni perché non c’è stato tempo. Lunedì andrò da Letta e gliele consegnerò”. L’attesa è quindi finita, per sapere se l’esponente Pdl avesse seguito i colleghi del suo partito nelle dimissioni imposte da Silvio Berlusconi, o si sarebbe unito alla “fronda” di scontenti con la decisione di aprire la crisi di governo. Ha fatto qualcosa in più, dichiarandosi contrario alla nuova Forza Italia. Per il ministro dimissionario è “mancato il senso di responsabilità, prima a sinistra ma anche dalla mia parte”. E ha poi avuto parole molto dure, verso la decisione presa “tra pochi esponenti senza consultare gli organi dirigenti”, chiarendo che le sue vere dimissioni sono dal nuovo soggetto politico che ha rilanciato il Cavaliere: “Le dimissioni dei parlamentari sono state una bomba atomica. Non era mai successo. Per questo non ho aderito subito. Ho dei seri problemi con comportamenti del genere. Penso di rimanere una persona di centrodestra ma un partito che fa quella scelta senza dibattito non è normale – ha spiegato – e le dimissioni le ho date perché le sedi devono essere altre per decidere, ieri non c’era neanche la presenza del segretario Alfano. E’ ormai un partito geneticamente modificato. A questa nuova Forza Italia io non aderirò”.

Quagliariello ha così giustificato quello che ha chiamato “fallo di reazione” del Pdl, cioè l’uscita di massa dalla maggioranza, per reagire al “comportamento della sinistra, che ha trattato la questione della decadenza del leader di centrodestra come se fosse ordinaria amministrazione”. Nell’annunciare la sua uscita dal nuovo partito, non ha risparmiato critiche anche direttamente a Silvio Berlusconi: “Il primo errore è stato quello della sinistra, con la strumentalizzazione della sentenza nei suoi confronti ma le sentenze si devono rispettare. E’ stato un errore gravissimo chiedere le dimissioni ai nostri parlamentari, che io all’inizio non ho presentato. È stato come sganciare una bomba atomica, il resto è stato un precipitare di eventi inevitabile”. E non ha mancato di paventare una possibile scissione: “In Francia ci furono anche tre partiti gollisti, qui potremmo averne due”.

Ora, concretamente, presenterà le dimissioni lunedì ma ancora non ha idea di quale sarà il suo futuro: “Ripensamenti per ora non ne ho. Non so cosa Letta dirà ma è l’unico a poter cambiare le cose. Potrebbe dimettersi e poi riavere l’incarico da Napolitano. Comunque non lo contatterò. La storia corre e un secondo si succede all’altro. Ma ci son momenti che contano di più. Sono giorni che verranno ricordati – ha detto alla platea – Spero che ci sia un rigurgito di buon senso nei prossimi giorni, che questa settimana è mancato. Prima a sinistra e poi anche dalla mia parte”. Fatto il tanto atteso annuncio, Quagliariello ha poi ragionato con il pubblico presente a palazzo Gotico sui problemi del sistema politico-istituzionale italiano, prendendo sempre spunto dall’estero: “Il trionfo della Merkel in Germania è stato un dato certo. Ma con quel risultato il Cancelliere si è dovuta trovare una maggioranza diversa. Lì i partiti però funzionano. In Francia, invece, hanno partiti più liquidi ma istituzioni forti. Ecco, in Italia abbiamo la congiunzione di questi due fenomeni: sistema politico e istituzioni deboli”. Così per l’ex ministro, neppure la riforma della legge elettorale, a questo punto, potrebbe risolvere tutti i problemi: “C’è uno strano paradosso: da una parte chi spinge per fare una riforma e consentire che la prossima volta i cittadini vadano a votare per avere la possibilità di eleggere una maggioranza e designare una opposizione e dall’altra chi auspica le larghe intese. Ma in democrazia queste ultime devono essere una eccezione, non possono diventare la regola. E questo sta naufragando, verso una posizione estrema, per una malintesa purezza, e andremo a votare con una legge elettorale che non darà stabilità. Anzi, penso che una forza anti-sistema potrà sotterrare entrambi i duellanti”.

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