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Matteo Winkler
Avvocato e socio di Rete Lenford

Omofobia: alla Camera passa un monstrum

Immaginate di essere un adolescente omosessuale che cresce nella società italiana. Di tanto in tanto, spesso invero, sentite dichiarazioni pubbliche di politici, assessori, sindaci e così via, che dicono che l’omosessualità è sbagliata, che è una malattia o che le coppie gay dovrebbero essere bruciate (vedi Gentilini) o comunque non dovrebbero tenersi per mano per strada o baciarsi perché gli par di vedere “uno che fa la pipì in strada” (Giovanardi docet). Sono parole e discorsi che ritornano in continuazione nel dibattito pubblico, pervaso dal pregiudizio e dall’ignoranza.

Penserete quindi di essere sbagliati, malati, senza futuro. Ad un tratto si sente dire in giro che c’è in ballo un disegno di legge contro l’omofobia – anche contro l’omofobia istituzionale che pervade il nostro sistema politico – e nasce quindi la speranza che la si finisca con tutto questo, che finalmente anche i cittadini gay, lesbiche e transessuali acquisiscano la pari dignità sociale che dovrebbero garantire loro la Costituzione e la stessa Repubblica, come scritto nell’art. 3.

E invece, vostro malgrado, scoprirete che:

- nel 2009 viene discusso un disegno di legge striminzito, che però viene dichiarato incostituzionale dalla maggioranza della Camera perché l’espressione “orientamento sessuale” ivi contenuta, peraltro già sancita in trattati internazionali, risoluzioni del Parlamento europeo e pure leggi italiane, è equivoca in quanto comprende necrofilia, zoofilia, pedofilia, sadismo e masochismo; in parole povere, per metà Parlamento i gay sono criminali incalliti o disturbati patologici;

- nel 2011 si discute un secondo disegno di legge, pure esso striminzito e inefficace, di nuovo rigettato per incostituzionalità perché con esso i gay acquisirebbero un trattamento più favorevole di altre categorie di cittadini; per acquisire uguaglianza, insomma, metà Parlamento ribadisce che si dovrebbero picchiare e insultare anche gli etero che si tengono per mano o si baciano in strada;

- nel 2013, con un Parlamento nuovo (si fa per dire) mette ai voti l’estensione della Legge Mancino, una legge che tutela categorie sensibili fondate su religione, etnia e nazionalità. Finalmente, direte!

E invece no.

Già durante l’elaborazione e la discussione di questo ddl era possibile subodorare il solito puzzo di compromesso: l’ennesimo ossequio all’inciucio destinato a passare sopra la testa di tutti i cittadini gay, lesbiche e transessuali che da anni chiedono una legge che li tuteli. Il ddl prevede infatti sì l’estensione della Legge Mancino agli atti dettati da “omofobia” o “transfobia“, ma contempla anche un c.d. subemendamento, presentato dall’on. Gregorio Gitti di Scelta Civica — il quale sul proprio blog si vanta di essersi adoperato per “trovare una soluzione tecnica che consenta di contemperare gli scopi sostanziali perseguiti dalla legge, che condivide, con la doverosa tutela della libertà d’opinione” — che così recita:

Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.

Bella soluzione tecnica, non c’è che dire, talmente tecnica che rischia di rendere inefficace l’intero impianto di legge, creando un cordone di impunità per istituzioni nevralgiche per il dibattito su questi temi, come i partiti e le scuole, o per luoghi ove si verificano discriminazioni, come gli ospedali. Ha buon gioco Ivan Scalfarotto, relatore del ddl, a dire che l’emendamento non inficia la legge. La inficia eccome!

Tra l’altro, l’emendamento pare applicarsi all’intera Legge Mancino, e quindi anche alle discriminazioni fondate su razza, etnia, nazionalità e religione, con buona pace del diritto vigente e degli strumenti già esistenti, che da almeno vent’anni costituiscono una barriera minima contro razzismo e intolleranza.

Chissà cosa pensa di questo rigurgito razzista, e in ultima analisi omofobo, il PD. Fermi tutti. Avrà mica votato anche il PD a favore di questo monstrum giuridico?!

Povero il nostro adolescente omosessuale. Pensava di ottenere un passo avanti in termini di civilità, e invece si è beccato due passi indietro verso l’inciviltà.


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