Stefano_AmatoStefano Amato mi frega sempre. Non mi ha detto ad esempio che ha tradotto un romanzo inedito di Salinger, The Inverted Forest. Accidenti. Passo un sacco di volte davanti la libreria dove lavora. (Stefano: potevi dirmelo, nda). Ha una laurea in Scienze e qualcosa, avrebbe dovuto insegnare, ma niente da fare, non era per lui. Veramente è troppo timido, è uno scrittore. Se leggete nelle sue note biografiche, nel blog che tiene da anni, saprete di più su quel che ha fatto, ha già pubblicato altri romanzi, un e-book, diversi racconti, curava una rubrica su Fernandel, ha suonato persino in un trio punk-rock (Stefano: non sapevo nemmeno questa, nda).

Il 9 ottobre esce il suo terzo romanzo per Transeuropa, Il 49 esimo Stato; la collana è un esperimento perché è il risultato di una felice collaborazione con Feltrinelli, bellissima la copertina, se posso permettermi di aggiungere. Lo leggerò ovviamente. Quando dico che Stefano mi frega sempre intendo questo: è gentile, discreto, quando parlavamo, stava lì ad ascoltarmi, io vanitosa e egocentrica come sempre, lui paziente o silenzioso; sembrava che non facesse nulla di speciale, così in disparte, e invece faceva grandi cose, ancora adesso le fa, soltanto che non parla tanto e inutilmente, dovrei imparare da lui. Mi frega sempre perché non cambia, perché è gentile, perché non diventa un pallone gonfiato per un pizzico di visibilità.

In libreria da lui trascorrevo i pomeriggi, quando ancora dovevo pubblicare il mio, era sicuro che avrei fatto qualcosa di buono, ne era proprio sicuro. Nella mia piccola città ci sono bravi scrittori, ecco tutto, non devo lamentarmi: Annamaria Piccione (scrive letteratura per ragazzi), Angelo Orlando Meloni, Luca Raimondi. Nella mia piccola città del sud, ci sono commessi librai come Stefano che scrive e traduce i grandi, nel silenzio decoroso che dovrei cominciare a frequentare. E guardate che le strade di ognuno di loro (tutti quelli che ho citato) sono strade strettine, niente di regalato, in generale, qui al sud par tuttavia che il mondo sia distante oltremodo e la vita brillante che accade altrove ostile più che mai e reticente a mostrarsi. E questo è un pensiero infantile, Stefano non lo avrebbe espresso mai così. Eppure, ogni libro che esce è una nascita e una promessa.