La Corte dei Conti del Lazio apre un’istruttoria sull’attività del neo eletto governatore della regione Nicola Zingaretti. Se l’era delle spese pazze e degli scandali di Renata Polverini sembrava archiviata per lasciare spazio al cambiamento, il nuovo capitolo si apre all’insegna degli ostacoli per la giunta guidata dal Partito democratico. La magistratura contabile ha ritenuto “fondato” l’esposto dei consiglieri del Movimento 5 Stelle in merito ad alcuni punti della nuova gestione, tra cui “nomine dirigenziali, consulenze esterne e sprechi”. Il testo, consegnato alla Procura di Roma il primo luglio 2013, ha ricevuto risposta questa mattina, con la decisione di dare il via alla procedura di istruttoria. La prima reazione del Presidente, alla notizia dell’esposto, era stata quella di minacciare querela: “Regole rispettate, nessuna fondatezza delle accuse”. Ma poi, contro i consiglieri a 5 Stelle, non arrivò nulla di concreto.

L’esposto presentato da Barillari, Blasi, Denicolò, Pernarella, Porrello, Perilli e Corrado chiedeva chiarimenti in merito ad alcune delibere che i consiglieri hanno definito “segrete”: “Zingaretti”, avevano commentato in una nota pubblica a luglio, “è riuscito così a  moltiplicare posizioni: si creano posti ad hoc e si assumono persone senza requisiti e senza selezione, con gravissime violazioni di legge e spreco di danaro pubblico”. Doppi incarichi, amici nominati e sprechi, la denuncia che dovrà essere verificata si focalizza su alcune decisioni: “Ci sono episodi”, ha commentato l’avvocato Alessandro Canali, membro dello staff legale del Movimento 5 Stelle Lazio insieme a Paolo Morricone, “di cui Zingaretti dovrà dare risposta. Ad esempio casi palesi di duplicazione degli incarichi: è stato assunto un assistente web e a lato un’altra persona con le stesse competenze ma con la denominazione in inglese. Ora spetta alla Corte dei conti fare chiarezza”. In questione anche l’istituzione del “Comitato per la legislazione”, che funzione di “impulso e collaborazione per la predisposizione ai fini dell’iter di approvazione delle leggi regionali”. Si tratterebbe di un comitato “duplicato”, sempre secondo il Movimento 5 Stelle, perchè “al prezzo di 320mila euro l’anno più oneri riflessi svolge il ruolo dell’ufficio legislativo presso il Segretariato generale della giunta”. Poi “nomine di fedelissimi e duplicazioni di posizioni dirigenziali”.

“E’ una piccola vittoria per noi”, commenta il consigliere regionale Davide Barillari del Movimento 5 Stelle, “abbiamo capito che la tattica è quella di isolarci in consiglio, ma la nostra controffensiva è quella di parlare con i fatti. Tante le accuse, ma noi andiamo avanti per la nostra strada. Molto spesso siamo derisi e non ascoltati in consiglio regionale, ma noi sappiamo quello che diciamo e questa ne è la prova”.