La parola violenza deriva da violento che, a sua volta, ha origine dal latino violèntus composto da vis significante forza, vigore, prepotenza e da ulèntus, terminazione indicante un eccesso, quindi chiamiamo violenza un utilizzo eccessivo della forza.

Ognuno di noi è in grado di esercitare sugli altri una forza, da non intendersi come esclusivamente fisica, ma anche psicologica. Forza non equivale a violenza, ma la violenza implica l’uso della forza.

La forza può essere utilizzata in modo protettivo o in modo punitivo.

In situazioni di pericolo, per evitare un infortunio o una ingiustizia, possiamo parlare di utilizzo protettivo. Spintonare e far cadere un bambino è un atto violento, ma spintonarlo e farlo cadere perché non finisca sotto un’automobile in corsa non possiamo considerarlo certo tale.

In situazioni in cui invece a guidarci è la volontà che le persone soffrano, per le loro presunte cattive azioni, possiamo parlare di utilizzo punitivo e quindi di violenza.

Non necessariamente siamo consapevoli di fare del male all’altro o che l’altro faccia del male a noi (basti pensare ai meccanismi di minimizzazioni presenti negli autori e nelle vittime di violenza anche dopo episodi molto cruenti, immaginarsi per episodi “lievi”), ma il comportamento utilizzato può comunque ledere i sentimenti dell’altra persona o i nostri.

Siamo tutti a rischio di subire e agire comportamenti maltrattanti, solo una sensibilizzazione in tal senso che aumenti in noi la consapevolezza della responsabilità e degli effetti delle nostre azioni può aiutarci ad agire in modo non violento.

La forza ha poi uno stretto legame con il potere. Chi è forte ha potere e chi ha potere acquisisce una forza.

L’utilizzo della forza e del potere è inevitabile, anche qui a volte siamo consapevoli di esercitarli, altre volte ci illudiamo di non farlo, ma si gioca a fare gli equilibristi.

Le dinamiche relazionali ci portano a confrontarci non solo con la nostra forza ed il nostro potere, ma anche con quelli  dell’altro in un terreno dove può nascere un confronto od uno scontro il cui obiettivo è arrivare ad un compromesso, se non altro provvisorio.

In ogni relazione stabile possiamo pensare ci sia un tacito accordo sull’utilizzo del potere ed è se i rapporti di forza/potere cambiano essa diventa instabile. Quando le donne mettono in discussione il potere maschile è spesso in quel momento che avviene la violenza e proprio quando la donna prende consapevolezza del proprio potere che è disposta a porre fine alla relazione e quindi al maltrattamento. L’ uomo, avendo utilizzato una forza senza un reale potere, ma basata sulla paura, entra in crisi e non capisce cosa stia succedendo. Il potere che si basa sulla paura è instabile e deleterio per entrambe le parti, non è un potere effettivo.

Il potere va esercitato innanzitutto su sé stessi. Il potere personale inteso come la forza interiore che ci rende capaci di autoregolazione e di fiducia nel nostro essere ci permette di non sentire alcun bisogno di  avere un “potere su” qualcuno.

Il bisogno di potere è poi intimamente legato al bisogno di aver ragione.

Il voler avere necessariamente ragione è una gabbia nella quale amiamo passare gran parte del nostro tempo. Una volta un uomo in consulenza mi disse che aveva cominciato a relazionarsi meglio con la propria compagna quando si era fatto questa semplice domanda: “ Ma io preferisco stare bene o aver ragione?”  La risposta che si diede fu che preferiva stare bene.

L’avere o meno ragione viene vissuto come un giudizio universale sul nostro valore e ciò non fa altro che farci fossilizzare sulle stesse posizioni. In determinati contesti far valere il proprio punto di vista è indubbiamente rilevante,  ma la tendenza è quella di farlo sempre e comunque prevalere e, peggio ancora, nei casi più gravi, di imporlo anche con l’utilizzo della forza in virtù dell’assioma fanciullesco creato ad hoc: “non potevo fare altrimenti, avevo ragione”, lasciapassare per ogni tipo di comportamento.

Quando parlo con gli uomini nella mia veste di terapeuta, ma anche con le donne mi meraviglio sempre di quanto sia importante avere l’ultima parola nelle relazioni, ma anche io, per primo, nelle mie relazioni, avverto questa tendenza e solo, come sempre, l’esserne consapevole mi porta alla ricerca di un equilibrio che renda più funzionale la comunicazione.