Ma come faranno, ora, poveretti? Intendo i famosi moderati, l’area moderata, l’elettorato moderato e tutto quanto c’è di moderato in natura. Pare che l’emergenza nazionale sia questa: se esplode il Pdl, insieme al suo specchiato leader Berlusconi, che ne sarà di quella gran parte del paese che si suole definire “moderata”? Segue dibattito. Mentre invece dovrebbe seguire disintossicazione di massa.

Perché, insomma, basta guardare le cose come stanno: se tra Letta a Palazzo Chigi e Berlusconi ad Arcore il moderato è Berlusconi, allora vuol dire che la gente si droga molto o fa il bagno nella grappa. Si dirà che la parola “moderato” è piuttosto elastica e la si tira di qui e di là da decenni. È vero. Si obietterà che nella politica italiana dire “moderato” è come dire “non di sinistra”, cosa che resiste anche se ci troviamo di fronte alla sinistra più moderata dai tempi delle piramidi.

Però descrivere ancora il Pdl come la casa dei moderati pare un po’ estremo, anche come esercizio acrobatico. Riassumendo, abbiamo quello che sarebbe il re dei moderati, talmente moderato da costruirsi un vulcano in giardino, o da mantenere decine di signorine, o da corrompere giudici e testimoni. Un moderatissimo signore che approfitta della giornata della Shoah per andare a dire che insomma, Mussolini ha fatto anche buone cose. Uno che ogni volta, puntuale, alle elezioni, permette a piccole falangi di ispirazione nazista di unirsi a lui (e ai suoi moderati).

Penso ai moderati normali, onesti e prudenti, quelli che un tempo erano la spina dorsale della nazione, abituati a non fare il passo più lungo della gamba , riconoscere come moderata la Santanchè. Andiamo, siamo seri, è come dire che i khmer rossi erano umanitari, o che i giapponesi sono andati a Pearl Harbour in vacanza. O che – scusate la metafora arditissima – Berlusconi è un liberale. Forse, dunque, siamo di fronte a una leggenda metropolitana, come i coccodrilli nelle fogne o quanto è intelligente Ferrara.

Dopo la Dc, buonanima, non c’è stato esponente politico in Italia che non abbia rivendicato il suo ruolo di moderato e teorizzato che “al centro si vince”. Dopodiché chi si è piazzato al centro ha preso solennissime bastonate e non si contano i corpi rimasti sul campo, da Casini a Monti, per citare i casi recenti. E se ci fossero in giro tutti i moderati che si dice, il Pd avrebbe il 90% e governerebbe – moderatissimamente – in splendida solitudine come Pantani sul Mont Ventoux. Invece no. Perché tra le tante confusioni che si fanno sul termine ce n’è una gravissima e prevalente.

È considerato moderato, in Italia, chi coltiva i suoi interessi senza farsi molti scrupoli con parolacce come “pubblico” o “sociale”, ed è gente che vede in Berlusconi e nel Pdl l’incarnazione di questa teoria. E dunque abbiamo moderatissimi italiani di piccolo e medio reddito (in discesa) riconoscere come guida il più estremista di tutti, un miliardario in euro che disprezza ogni regola. E questo è il primo abbaglio.
Il secondo abbaglio è pensare che il tipo in questione faccia in qualche modo i loro interessi, e qui siamo di fronte a un caso di ipnosi di massa, tanto è manifesto il contrario. Forse un giorno il paese si riavrà dal suo incubo, l’equivoco si scioglierà e ci guarderemo in faccia dicendo: “Ma ti ricordi quello che faceva il leader dei moderati dai domiciliari?”. Ecco, quando si risponderà “No, non me lo ricordo”, allora saremo guariti. Anche i moderati, poverini.

@AlRobecchi

Il Fatto Quotidiano, 30 Agosto 2013