Il governo attuale è nato a seguito di un impasse politica per affrontare delle emergenze. Nei primi cento giorni abbiamo assistito al rinvio sistematico di ogni decisione. Perché, vista l’emergenza, non sono stati affrontati i problemi più urgenti?

La risposta è che purtroppo il governo si regge solo sul fatto che esista una situazione emergenziale. Se nei primi cento giorni avesse cambiato la legge elettorale, tagliato di una decina di miliardi la spesa, deciso su Imu e Iva non ci sarebbe più necessità di farlo sopravvivere. Il paradosso psicologico è quindi questo:

  1. Se il governo governa e risolve i problemi perde la sua ragione costitutiva
  2. Se viceversa il governo non governa i problemi rimangono come emergenze inevase e deve sopravvivere

Per istinto di sopravvivenza è, quindi, logico aspettarsi che non ci sarà molta spinta ad affrontare le questioni più spinose sul tappeto anche perché quando si sceglie si scontenta, inevitabilmente, qualche parte dell’elettorato. Non si può però neanche dire esplicitamente che si intende governare in modo superficiale senza incidere veramente sui temi più scottanti perché risulterebbe paradossale che un governo si prefigga di non governare. Si dovranno allora progettare continuamente soluzioni per un tempo futuro che però oggi non si realizzano. Vari ministri si esercitano in questa arte del progetto irrealizzabile. Ad esempio progettare una legge sullo ”ius soli” con una compagine governativa che per la metà è assolutamente contraria risulta velleitario. Prospettare una grande riforma istituzionale basandosi su un gruppo eterogeneo, variegato e conflittuale sembra un sogno o incubo (a seconda dei punti di vista) impossibile.

Noi psicologi ci troviamo di fronte ad una situazione analoga quando affrontiamo un conflitto di coppia  in cui è insorta la malattia psicologica di un figlio come ad esempio anoressia, bulimia, tossicodipendenza, depressione. La malattia, di origine inconscia, del figlio spesso è nata per costringere la coppia a smettere di litigare e a concentrarsi nel ruolo genitoriale. Se i genitori, sull’onda dell’emergenza, mettono da parte i rispettivi rancori e riprendono la vita familiare il figlio potrebbe, inconsciamente, smettere di essere malato. Qui subentra i paradosso che perpetua la malattia: se lui non sarà più malato i genitori potranno riprendere come prima i litigi e i conflitti che caratterizzavano la loro unione fino all’eventuale separazione.