Una colomba del Pdl, secondo i retroscena dei giornali, avrebbe detto: “Silvio ci sta facendo scegliere tra il suo bene e quello dell’Italia”. Ecco, ho riletto e riletto questa affermazione quasi ipnotizzato, senza riuscire a staccare gli occhi da quelle due righe. L’incanto di fronte alla verità, il silenzio di fronte all’ovvio: il nodo della politica italiana, purtroppo, non è nei contenuti, non è nei valori, non è nemmeno nelle strategie e nelle tattiche, non è nelle ricette alternative, non è nella destra e nella sinistra, né nelle differenze tra conservatori e progressisti, non è nell’etica né nella morale, non è nelle politiche economiche, non è nel modo con cui superare la crisi.

Spariscono persino le ragioni e i torti. Purtroppo il nodo della politica italiana è la presenza “fisica” di Silvio Berlusconi, il suo potere, il suo eterno, insanabile, conflitto d’interesse. Purtroppo, finché esisterà politicamente Silvio Berlusconi non potrà esistere una qualsivoglia normalità politica.

Purtroppo, finché Silvio Berlusconi avrà influenza sulle decisioni del Parlamento niente potrà essere come dovrebbe essere. Tutto è e sarà drogato dalla sua presenza. Macchiato, infettato. Finché Silvio Berlusconi costringerà a “scegliere tra il suo bene e il bene comune” il futuro dell’Italia è segnato: nessuna speranza, nessun riscatto. È tutto inutile: inutile combatterlo, inutile cercare di condizionarlo, inutile sopportarlo. L’unica possibilità è quello di escluderlo  dal consesso civile attraverso un nuovo arco costituzionale, l’unica possibilità è quella di “tagliarlo fuori” con il coraggio di dire, tutti insieme, che l’Italia non può più sopportare una simile “anomalia”, una simile “malattia”, per dirla con Montanelli.

Solo allora potrà ripartire la politica, quella vera, quella che si divide sulle cose da fare, quella che decide, quella che può far ripartire un paese.

O si fa così o saremo, inesorabilmente, tutti complici.