Hosni Mubarak, ex presidente dell’Egitto deposto nel 2011, uscirà di prigione: l’autorità giudiziaria ha disposto la scarcerazione per il venir meno delle accuse a suo carico relative a un processo per corruzione e distrazione di fondi pubblici. Secondo il quotidiano ufficiale al-Ahram, il rilascio potrebbe avvenire entro 48 ore; per fonti giudiziarie, invece, i tempi potrebbero essere ancora più corti, anche solo 24 ore, se l’autorità competente verificherà l’avvenuto pagamento di una somma patteggiata in un altro processo per corruzione. Non solo. L’ex leader egiziano, secondo quanto detto dal suo avvocato, “riavrà indietro il suo grado militare” di generale e “andrà entro due giorni a casa o in un ospedale militare”.

L’ex rais resta per ora ai domiciliari per l’affaire delle tangenti a un media statale. “Non è stato condannato, quindi è suo diritto uscire di prigione: riavrà i gradi militari e un appello è stato presentato per il caso al Arah”, ha detto il legale, sottolineando che “ha comunque già restituito i soldi”. L’agenzia di Stato fa intanto sapere che il presidente deposto Mohamed Morsi è stato condannato da un giudice egiziano ad altri 15 giorni di carcere per un nuovo caso di incitamento alla violenza, che serviranno per indagare su accuse secondo le quali l’ex leader avrebbe partecipato “ad azioni violente”. E fonti giudiziarie riferiscono che deve rispondere da oggi di un nuovo capo d’accusa per “complicità in omicidio e turtura” dei manifestanti che erano scesi in piazza davanti al palazzo presidenziale alla fine del 2012. Giovedì scorso le autorità giudiziarie egiziane avevano prolungato di 30 giorni il suo periodo di detenzione in relazione ad un’altra vicenda (evasione).

Mentre il dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che gli Stati Uniti “non hanno assunto alcuna decisione circa l’ipotesi di fermare gli aiuti economici all’Egitto”. Washington sta infatti esaminando l’assistenza americana al Paese, in campo militare e economico, e “ci saranno cambi o rettifiche se necessario”.

Continuano, intanto, le violenze in tutto l’Egitto. Dopo le 79 vittime di sabato nel corso delle operazioni di sgombero della moschea al-Fath e i 38 Fratelli musulmani morti ieri, stamattina 25 poliziotti sono stati uccisi nel Sinai. L’episodio si è verificato nel nord della regione: gli agenti sono stati fatti scendere dai due blindati che li trasportavano, fatti mettere in riga e poi “giustiziati” a sangue freddo. A riferirlo sono fonti della sicurezza; il ministero dell’Interno aggiunge che ci sono anche due feriti in gravissime condizioni. L’attacco, in stile jihadista, è avvenuto vicino ad Abu Taqila. I poliziotti provenivano dal varco di Rafah, al confine con Gaza. Gli assalitori hanno poi distrutto i bus sparando razzi con rpg. 

Inoltre, secondo quanto riferito da fonti della sicurezza, anche un ufficiale delle forze di sicurezza è stato ucciso “da un cecchino” nel Nord del Sinai. Nella regione l’allerta è massima: le principali arterie di collegamento sono state chiuse, così come il valico di Rafah, in ingresso e in uscita, con la Striscia di Gaza. Dopo la destituzione di Morsi, avvenuta il mese scorso, il Sinai è stato teatro di numerosi attacchi di gruppi jihadisti contro le forze di sicurezza egiziane. Anche nella Capitale potrebbero presto esserci nuovi momenti di tensione. L’Alleanza per il ripristino della legalità, che sostiene il deposto presidente Morsi, ha infatti convocato oggi nuove manifestazioni al Cairo e in altre città del Paese contro “il golpe dei militari”.

Intanto si muove anche l’Europa. Oggi, a Bruxelles, si è svolta una riunione straordinaria dedicata alla situazione in Egitto del comitato politico e di sicurezza dell’Ue. Gli ambasciatori dei 28 Paesi si sono confrontati per trovare e coordinare posizioni e azioni comuni nei confronti del Cairo, con l’obiettivo di fermare le violenze e far riprendere il processo democratico. La riunione prepara il terreno per una riunione dei ministri degli Esteri che si terrà mercoledì. Tra le proposte, tagli ai fondi europei destinati all’Egitto ed embargo delle armi. In ballo ci sono, oltre ai circa 449 milioni di euro per il periodo 2011-2013, 5 miliardi promessi all’Egitto a novembre, a partire dal 2014, il cui stanziamento è comunque sottoposto a vincoli e condizioni che il Paese al momento non è in grado di soddisfare.